Il bavaresi hanno cifre imparagonabili, con un bilancio che è in attivo da 33 anni. La Dea è al nono utile consecutivo
Luca Bianchin e Marco Iaria
10 marzo - 09:35 - MILANO
Un grande fratello bavarese e una sorellina lombarda. Bayern e Atalanta, a guardarle bene, si somigliano. Certo, vivono mondi diversi con ambizioni diverse - una corazzata da 12 titoli negli ultimi 13 anni e una ambiziosa realtà di medie dimensioni - però hanno lo stesso approccio alla vita. Per dirla in sei parole: si fa quel che si può (e lo si fa bene). Bayern e Atalanta si somigliano per la disciplina di bilancio: sanno quanto possono spendere e guardano avanti, progettano le stagioni calcolando quanto si può investire. Due numeri per capire, oltre ogni spiegazione. L’Atalanta il 30 giugno 2024 è arrivata al nono utile consecutivo, con i risultati migliori nel 2020 (+51,7 milioni) e nel 2021 (+35,1 milioni). Il Bayern, invece, ha messo in fila 33 bilanci in attivo, una striscia cominciata nell’altro secolo. La maglia è sempre rossa, il bilancio mai (qui il nostro focus sugli ottavi di Champions).
La partita dei ricavi
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Il confronto ovviamente è impressionante: se ne facciamo una questione economica, è l’ottavo di finale più sbilanciato della Champions (il piccolo Bodo ha pescato lo Sporting...). Il Bayern nella stagione 2024-25 ha avuto 861 milioni di ricavi al netto del player trading, l’Atalanta appena 199. Un rapporto di uno a quattro... e il resto è in omaggio. La scomposizione dei ricavi fa capire perché tra Kompany e Palladino sia una gara tra un transatlantico e un catamarano. I diritti tv sono tutto sommato in equilibrio: ai campioni di Germania portano 252 milioni, alla Dea 132. Nei ricavi da stadio, già il fossato già si allarga: 147 milioni contro 23. Comprensibile, l’Allianz Arena è un impianto famoso nel mondo, uno dei simboli dell’impiantistica moderna. La New Balance Arena, per quanto ammodernata, non regge il confronto. Più di tutto, però, impressiona il paragone tra le due aree commerciali: il Bayern nella scorsa stagione ha incassato 462 milioni, l’Atalanta appena 44. In quelle cifre sono inclusi altri ricavi, ma il rapporto resta notevole. Il Bayern, del resto, è conosciuto in cinque continenti, ha per partner campioni dell’economia tedesca (Audi, Adidas) e ha punti vendita nel mondo.
Il modello Bayern
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Il focus, questa sera, ovviamente sarà il campo e anche qui, si parte da situazioni differenti. La sezione professionistica del Bayern è gestita dalla società per azioni Fc Bayern München Ag, controllata, con il 75% delle quote in mano ai soci. Tipico del modello tedesco in cui, salvo alcune eccezioni, la maggioranza assoluta dei diritti di voto di un club è assegnata alle associazioni di tifosi. La governance si basa su un sistema dualistico: comandano il consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione. Il secondo è nominato dal primo, che nel sistema bavarese è un organo di controllo chiamato ad assicurare trasparenza e indipendenza. Il calcio in questo universo è la vetrina di una polisportiva che comprende squadre di basket, volley, scacchi, ginnastica, pallamano, bowling, tennistavolo.
Quella squadra, con Kane e Neuer come uomini-copertina, nella scorsa stagione ha pagato stipendi per 448 milioni. Torna un vecchio rapporto: uno a quattro. L’Atalanta infatti per gli ingaggi mette a bilancio 113 milioni, secondo principi rodati nell’era Percassi: la società ha alzato il tiro, ha vinto un’Europa League e tenta di stabilizzarsi in Champions, ma ha un tetto agli stipendi decisamente inferiore. La maggioranza del club, nel 2022, è passata nelle mani della cordata statunitense guidata da Stephen Pagliuca, mossa che ha cambiato l’assetto proprietario ma non la voglia di crescere nel modo corretto: in agenda, dopo lo stadio, c’è l’espansione del centro sportivo di Zingonia, già oggetto in passato di una riqualificazione. La valutazione aziendale, non per caso, è di tutto rispetto: 573 milioni secondo Football Benchmark. Il Bayern, per le stesse stime, è a 4 miliardi e 281 milioni. Almeno in campo, per fortuna, si parte alla pari: 11 contro 11. Se il pubblico spinge, anche 11 e mezzo.

