Arvid Lindblad: "Hamilton un punto di riferimento. Sogno di vincere il titolo di F1 entro il 2031"

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L'intervista al pilota diciottenne della Racing Bulls, protagonista delle prime tre gare di stagione

Alessandro Miglio

Giornalista

11 aprile - 13:49 - MILANO

Il suo cognome in svedese significa “foglia di tiglio”, considerata un rimedio naturale calmante e rilassante. Due caratteristiche che possono raccontare Arvid Lindblad fuori dalla pista, ma quando indossa il casco il diciottenne entra in un’altra dimensione, in cui conta soltanto il risultato finale. Passaporto britannico, madre indiana e padre svedese, è l’unico esordiente e il pilota più giovane nella griglia della Formula 1. La Red Bull lo ha cresciuto e la Racing Bulls ha scommesso su di lui, dopo averlo visto battere molti record di precocità nelle serie minori. Lindblad si è messo in mostra nei primi tre GP della stagione, ottenendo un ottavo posto al debutto in Australia ed escludendo Verstappen dal Q3 in Giappone.

Come è nato il tuo amore per il motorsport? 

"Mi è stato trasmesso dalla mia famiglia. Nonno era un grande appassionato, guardava qualsiasi cosa avesse delle ruote e un motore, mentre papà ha corso per circa un anno con le moto da cross. Purtroppo, ha dovuto smettere perché non avevano abbastanza soldi. Poi sono nato io e, quando avevo tre anni, me ne hanno regalata una. Non l’ho utilizzata molto, anche perché mia madre era preoccupata, ma ricordo bene che dodici mesi dopo ho visto una gara di F.1 insieme a papà. Quelle auto mi sembravano incredibili. A cinque anni sono salito su un kart e in quel momento mi sono innamorato di questo sport".

Per arrivare in F.1 ho fatto dei grandi sacrifici, soprattutto dal punto di vista sociale. I miei compagni mi escludevano perché mi assentavo spesso da scuola

Arvid Lindblad

Agli inizi della tua carriera hai corso anche in Italia. Che ricordi hai di quel periodo? 

"Sono venuto per la prima volta nel 2019, quando ho partecipato alla Champions Cup ad Adria. È stato un periodo divertente e ho ottenuto quasi sempre dei buoni risultati. Inoltre, ho fatto parte di un team italiano: Kart Republic. Direi che il mio circuito preferito era La Conca, ma ho sempre amato correre anche a Lonato e a Garda, mentre ho avuto un brutto incidente a Franciacorta…".

E tra quelle presenti nel calendario di Formula 1 quali sono le piste che ti piacciono di più? 

"Direi Melbourne, Budapest, Barcellona e ovviamente Silverstone. È il mio circuito di casa e lì ho provato per la prima volta, l’anno scorso, una monoposto di F.1, durante le prove libere. Sarebbe un sogno vincere il GP di Gran Bretagna davanti alla mia famiglia. La pista che mi piace di più in assoluto, però, è Macao, dove ho trionfato in F.4".

Hai altre passioni? 

"Sono ossessionato dalle corse, sono l’unica cosa a cui penso, ma ultimamente ho cercato dei passatempi per staccare un po’ la spina e ho scoperto lo skateboard e la moda. Infatti, in Giappone mi sono comprato dei nuovi vestiti. Ovviamente la priorità è passare del tempo in famiglia e con gli amici. Per arrivare in F.1 ho fatto dei grandi sacrifici, soprattutto dal punto di vista sociale. I miei compagni mi escludevano perché mi assentavo spesso da scuola".

Segui il calcio? 

"Non mi considero un vero appassionato, ma da piccolo ho iniziato a tifare il Manchester United, anche se sono nato a Londra. Il motivo è semplice: era la squadra preferita del mio migliore amico. Dopo alcune stagioni molto complicate, quest’anno stiamo ottenendo dei buoni risultati, speriamo di continuare così e di tornare in Champions League".

Il mio punto di riferimento è sicuramente Lewis Hamilton, che ha debuttato nella massima serie nell’anno in cui sono nato

Arvid Lindblad

Sui social mostri di avere un profondo legame con l’India.

"Sono molto orgoglioso delle mie radici. Ricordo che da piccolo nonna mi portava al tempio e celebravo la Puja, un rito di devozione induista. Quindi sono sempre stato a contatto con questo mondo, che mi ha permesso di diventare il ragazzo che sono oggi, trasmettendomi valori come l’umiltà e il rispetto. Poi vado pazzo per il cibo indiano, anche se apprezzo molto la cucina messicana, giapponese e italiana".

Hai degli idoli? 

"Ammiro alcuni campioni sportivi, ma non ho mai pensato di voler essere qualcun altro. Il mio punto di riferimento è sicuramente Lewis Hamilton, che ha debuttato nella massima serie nell’anno in cui sono nato e ha conquistato tanti titoli quando mi sono avvicinato a questo sport. Ho un enorme rispetto anche per Michael Jordan, Kobe Bryant e Marc Marquez, di cui ammiro la mentalità. È disposto a prendersi dei grandi rischi pur di riuscire a vincere".

In Australia hai duellato ruota a ruota con Hamilton. Che emozioni hai provato durante questa sfida con un campione di questa levatura? 

"È stato un momento molto speciale sia perché stavo coronando il sogno di correre in F.1, sia perché ero in lotta con Lewis. Devo ringraziare la Racing Bulls per questa opportunità. Mi sento fortunato a correre in un team abituato a crescere giovani piloti, mettendoli in condizione di esprimere il loro talento. Io ho cercato di prepararmi nel miglior modo possibile per questa stagione, lavorando al simulatore e sfruttando al massimo le tre sessioni di test che abbiamo avuto".

C’è chi ti paragona a Max Verstappen e Sebastian Vettel. Ti fa piacere o la vivi come una pressione in più? 

"Ne sono orgoglioso. Sono partiti come me dal vivaio della Red Bull e hanno ottenuto dei risultati straordinari, vincendo quattro titoli a testa. Questi confronti, però, non mi permettono di andare più veloce. Devo restare con i piedi per terra e continuare a concentrarmi sulla mia crescita. Ho ancora tanta strada da fare".

Nel 2021 hai detto a Lando Norris che saresti arrivato in F.1 entro cinque anni. Come facevi a esserne sicuro? 

"Non lo ero, ma avevo calcolato che con un percorso perfetto avrei potuto debuttare nel 2026. Ricordo tutto di quel giorno: mi trovavo nel paddock insieme a un mio amico. Lui mi ha detto che non avrei avuto il coraggio di andare a parlare con Lando, così mi sono avvicinato e quella è stata la prima cosa che mi è venuta in mente. Sono sempre stato un ragazzo determinato e sono molto contento di aver rispettato la tempistica".

Visto che questa previsione ha portato fortuna, proviamo a farne un’altra: cosa speri di ottenere nei prossimi cinque anni? 

"È una bella domanda. Tante cose sfuggono al mio controllo, ma ho un sogno: diventare campione del mondo. Non importa quando lo realizzerò, anche se sarebbe bello riuscirci entro il 2031".

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