L'italiano in questo Roland Garros ha giocato 17 ore e 42 minuti. Dal 1991 nessun giocatore aveva passato così tanto tempo in campo per raggiungere i quarti in un Major
Pellegrino Dell'Anno
2 giugno 2026 (modifica alle 13:08) - MILANO
La maggior parte dei tennisti preferisce giocare partite più brevi possibile, così da non arrivare eccessivamente stanchi all'incontro successivo. Una regola che vale soprattutto negli Slam, dove i match al meglio dei cinque set possono diventare davvero lunghi. Matteo Arnaldi è la perfetta eccezione che conferma questa regola, e lo sta dimostrando nella sua cavalcata trionfale al Roland Garros. Per la prima volta in carriera giocherà i quarti di finale in uno Slam, e tra gli otto è quello che ha giocato di più: 17 ore e 42 minuti per vincere le sue quattro partite. Ma ha fatto anche la storia. Dal 1991, quando l’Atp ha iniziato a registrare le durate degli incontri, nessun giocatore aveva passato così tanto tempo in campo per raggiungere i quarti in un Major. Per la verità, nessuno era arrivato neanche vicino alle 16 ore. Fino a questa edizione del torneo parigino, il record apparteneva ad Albert Costa: 15 ore e 2 minuti al Roland Garros 2003. E pensare che ai tempi al quinto non si giocava il tie-break, ma bisognava avere due game di vantaggio per rompere la parità.
Maratone
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L’ottavo vinto da Arnaldi contro Tiafoe si è concluso all'una di notte circa, dopo 5 ore e 26 minuti di scambi incredibili e tennis da capogiro, con l'azzurro capace di recuperare due break di svantaggio nel quarto set prima di salire di livello al quinto. Un incontro che sembrava non voler finire, arrivato tra l’altro dopo l’incredibile terzo turno. In cui Matteo, arrivando al tie-break del quinto, ha impiegato 4 ore e 58 minuti per battere Raphael Collignon. Una serie di maratone, sin dal primo turno, con le quattro ore superate anche per piegare Griekspoor in quattro set. Fa specie che la partita più breve sia stata contro Stefanos Tsitsipas, finalista del torneo nel 2021, al secondo turno. Per battere l’ex n.3 Atp in quattro parziali Arnaldi ha impiegato “solo” 3 ore e 17 minuti. Per intenderci Joao Fonseca, il secondo giocatore che ha speso più tempo in campo per arrivare ai quarti, ha giocato 14 ore e 29 minuti nelle sue quattro partite. 3 ore e minuti in meno, in pratica un match mancante.
Resistenza
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D’altronde Arnaldi ha più volte detto come preferisca quando le partite vanno in lotta, quando può esaltarsi in “battaglia”. Ciò che lascia di stucco è che un risultato del genere, impressionante dal punto di vista fisico e mentale, arrivi dopo uno dei periodi più duri della sua carriera. Prima della vittoria al Challenger di Cagliari a inizio maggio il ligure, a causa di un problema cronico al piede, che gli ha impedito di giocare al suo meglio, era quasi fuori dai primi 150 del mondo. Ora virtualmente è n.53 della classifica, e giocherà contro Matteo Berrettini (secondo derby azzurro ai quarti nella storia degli Slam dopo Sinner-Musetti allo scorso Us Open) per un posto in semifinale al Roland Garros. Avendo dimostrato che fisicamente c’è, che può reggere tante partite lunghe, e soprattutto dure, in pochi giorni. Con i colpi, con la voglia, con la forza di sognare in grande. Dimenticando tutti i problemi e potendo finalmente divertirsi a giocare a tennis. A volte, il film più lungo è anche il film più bello.

