Alla vigilia del Clásico contro il Barcellona, l'allenatore del Real prova a smorzare i toni ottenendo l'effetto opposto: "Una volta un mio compagno ne colpì un altro con una mazza da golf..."
9 maggio - 12:34 - MADRID
“Io voglio che Valverde e Tchouameni continuino a combattere per il Real Madrid”. È una delle prime frasi che pronuncia Alvaro Arbeloa nella sua conferenza stampa più difficile. Dovrebbe presentare il Clásico di domani al Camp Nou, col Barcellona che con un punto vince la Liga, ma ovviamente il partidazo passa in quinto, sesto piano, relegato sotto il tappeto dalla rissa tra Valverde e Tchouameni dell’altro ieri, col pajarito charrúa messo ko dal peso massimo transalpino e finito all’ospedale.
continuare a combattere
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Arbeloa dice che non brucerà i suoi due giocatori in un rogo pubblico, di essere ‘Molto orgoglioso’ di loro, e si auspica che continuino a combattere per la Casa Blanca. Meraviglioso. All’allenatore del Real Madrid sfugge completamente l’ironia del suo messaggio, che trionfa invece immediatamente in giro per il web.
esperienza formativa
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Arbeloa definisce il suo spogliatoio “Sano, sano”, bontà sua, e invoca el ‘espíritu de Juanito’, il celebre giocatore del Madrid che ha chiuso la carriera massaggiando con i tacchetti di alluminio la faccia del povero Lothar Matthaus steso a terra. Squalifica esemplare e adiós. Un gesto violento come violenta è stata la rissa tra i due centrocampisti del Blancos: “Ma io sono certo che quanto successo apporterà grande esperienza ai protagonisti, che il prossimo anno torneranno ancora più forti per lottare per il Madrid”. Esperienza formativa, cerca di definirla così lo spaesato Arbeloa.
lontano
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Che una volta di più ha mostrato la sua più completa inadeguatezza al ruolo che gli hanno assegnato in gennaio in maniera quantomeno avventata. L’ex terzino ha fallito in campo e fuori. Valverde e Tchouameni hanno litigato il mercoledì e si sono menati il giovedì. Chiedono ad Arbeloa come sia stato possibile, dov’era lui, perché non è riuscito ad evitare il secondo fatidico round: “Il mio ufficio non è vicino allo spogliatoio” dice, e fa quasi tenerezza. I bambini dell’asilo, come li definì Xabi Alonso prima di essere sollevato dall’incarico, sono venuti alle mani senza che il maestro se ne rendesse conto. “Una volta un mio compagno ne colpì un altro con una mazza da golf - Alvaro cerca di sminuire l’incidente - queste cose sono sempre successe. Siamo stati sfortunati che sia finita con un taglio a Valverde”. Già, solo mala suerte.
tradizione
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Piuttosto Alvaro cerca la talpa che ha spifferato tutto a quei cattivoni interessati della stampa. “Non lavoro per la CIA, ma le cose dello spogliatoio devono restare nello spogliatoio”. Si riempie la bocca con parole quali “Tradizione e slealtà”, e punta il dito contro le tante persone che girano attorno allo spogliatoio. Di nuovo, viene quasi da ridere.
vittimismo
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Parla di valori, dice che i suoi 4 capitani, con Valverde tra loro, sono “Eccezionali”, evoca grandi vittorie contro il City, il Benfica imbattuto in campionato, l’Atletico, e dà la colpa della sconfitta col Bayern a “Fattori che non possiamo controllare”, ovvero gli arbitri. Una lettura parziale, trionfalistica e vittimistica allo stesso tempo, che di nuovo offre la misura della pochezza dialettica e analitica di Arbeloa. Che ovviamente si lancia in un elogio senza confini del suo presidente Florentino Perez, anche lui nel mirino per l’evidente e violento declino del suo impero galattico. La colpa è degli altri, dei nemici, del mondo, sostiene Arbeloa, che sta per chiudere la sua breve tappa alla guida del Madrid in maniera fallimentare. Poi molto probabilmente verrà il suo mentore Mou. Qualche settimana fa Alvaro aveva definito José, “Uno di noi”, in italiano. Gli chiedono se Mou è sempre ‘uno di loro’: “Si” la laconica risposta. Beh, almeno in conferenza stampa il portoghese saprà districarsi meglio. In campo e sul ring dello spogliatoio si vedrà. Intanto però, tutti a Barcellona per il Clásico.




