Arance sugli azzurri: la rabbia di Cagliari sull'Italia

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L'amichevole in cui la Nazionale venne fischiata e fatta oggetto di lanci di frutta per la scelta del c.t. Valcareggi di non schierare giocatori della squadra sarda

Furio Zara

3 aprile - 13:47 - MILANO

Tutto era pronto per la festa. Ma la festa non ci fu. Il lancio di ortaggi cominciò alla lettura delle formazioni. L’inno di Mameli venne sonoramente fischiato. Era la prima volta che succedeva. Per l’Italia: Zoff, Bet, Facchetti. E giù fischi. Dagli spalti i tifosi cominciarono a lanciare pomodori, arance, cartacce arrotolate, qualsiasi cosa capitasse a tiro. Bertini, Rosato, Burgnich. Fischi, fischi, fischi. Si respirava una tensione incongrua, considerato il contesto. Mazzola, Rivera, Boninsegna. Una mano anonima tirò in campo una cassetta di legno, di quelle che si usano al mercato della frutta. De Sisti, Prati. Undici azzurri. E nemmeno uno del Cagliari, la squadra campione d'Italia in carica. Problema grosso, questione imbarazzante, anzi peggio: caso diplomatico. Perché quel giorno l’Italia giocava a Cagliari. E perché era la prima volta che lo stadio - il Sant’Elia - veniva onorato di tale omaggio da parte della FIGC. 

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