Il leader Antonelli in Canada: nel 2025 arrivò il primo podio. "Che fama, ma resto un burlone con un solo obiettivo"
22 maggio 2026 (modifica alle 08:15) - MONTREAL (CANADA)
Anche il viso è cambiato. Non è più quello timido di un ragazzino esordiente arrivato a Montreal, un anno fa, alla conquista del suo primo podio in Formula 1. Perché Andrea Kimi Antonelli attraversa oggi lo stesso paddock con la compostezza di chi guida la classifica della massima serie, con 20 punti di vantaggio sul più esperto compagno di squadra George Russell e tre successi su quattro Gran Premi disputati. “Mi sembra di aver vissuto mille vite in un solo anno” ammette, ripensando al Kimi di una stagione fa. È cresciuto, nello spirito e nei modi. Ma a guardarlo bene, mentre ride raccontando gli aneddoti di questa vita frenetica che l’ha travolto, sul fondo degli occhi scuri una cosa è rimasta uguale: il suo entusiasmo contagioso. Quello di un diciannovenne bolognese che non sapeva di poter sognare così in grande.
Kimi, pochi giorni fa era a Los Angeles con Brad Pitt per un evento Mercedes. Avrebbe mai immaginato che la vita potesse riservarle questo?
“No, ogni tanto sembra davvero di essere in un film. Vedere una persona come Brad Pitt così appassionata a quello che facciamo in Formula 1 è incredibile, ma alla fine io cerco sempre di restare concentrato sulla guida e sui miei obiettivi, non mi focalizzo su quello che c’è intorno”.
Tornare qui in Canada, dove un anno fa è salito sul podio la prima volta, deve fare un certo effetto.
“Mi fa pensare molto a quante cose siano successe in un solo anno, ma anche a quanta strada ancora voglio fare: la pista mi piace, portiamo aggiornamenti importanti con la Mercedes e sarebbe bello, dopo Miami, ripetersi proprio qui in Canada”.
Un inizio di stagione perfetto toglie o mette pressione?
“Non è stato un inizio di stagione perfetto! Ho vinto tre gare su quattro, le potevo vincere tutte. Ma in generale devo dire che ci sono tutti i sentimenti un po’ mischiati in questo momento perché la prima vittoria mi ha tolto pressione, ma la stagione è lunga e ora le aspettative sono alte. C’è un grande obiettivo sul piatto, che non voglio neanche nominare”.
Il titolo Mondiale
“Eh, quando vedi il tuo nome là davanti a tutti ci pensi. Però poi mi concentro e faccio i conti: quante gare mancano ancora e quanti punti ci sono, così torno a pensare gara su gara, come se non fosse cambiato niente”.
La vita, fuori dal paddock, però è cambiata?
“Sì, ora è tutto diverso perché la gente mi riconosce molto di più, sia in Italia che all’estero, però io cerco di restare me stesso. Sono sempre stato molto aperto, anche molto burlone, e non voglio cambiare il mio carattere perché è ciò che mi rende quello che sono. Però ho capito che sotto certi punti di vista devo proteggermi un po’”.
Quando vedi il tuo nome là davanti a tutti ci pensi. Però poi mi concentro e faccio i conti: quante gare mancano ancora e quanti punti ci sono
In questo la famiglia la aiuta?
“Tanto. Quando sono lontano chiamo mamma e papà tutte le sere. A Miami la vittoria è stata speciale perché c’erano tutti, anche la mia sorellina Maggie che è la mia fan numero uno. Alla fine viaggio, vivo da solo, ma ho ancora bisogno di loro per tante cose”.
Come procede la vita da solo nella casa nuova?
“Me la cavo. All’inizio era un po’ strano non avere tutti intorno ma mi piace avere i miei spazi quando torno dalle gare, la mia libertà. Poi sto ancora imparando a fare tante cose, questa felpa me la sono lavata da solo e non è venuta benissimo, sembra che l’abbia portata in guerra (ride, ndr)”.
Ora, un anno dopo il primo podio, sente di essere più a suo agio con la squadra?
“Sì, sento di poter dare i miei consigli al team e di essere ascoltato, ma parte tutto dal fatto che mi sento più sicuro di me dopo un anno intero in F.1 e tante difficoltà. Anche se resto sempre il teppista della squadra...”.
Il teppista?
“Faccio scherzi praticamente a tutti. All’inizio in Mercedes erano un po’ rigidi verso questo mio atteggiamento ma poi si sono sciolti e ormai anche loro mi fanno un sacco di scherzi e ci divertiamo tanto. Questo non toglie serietà al team: quando c’è da lavorare siamo precisi e focalizzati, ma credo di aver portato un po’ di me stesso e anche di italianità”.
Fa scherzi anche a Toto Wolff?
“No, a lui no (ride, ndr). Avrei sinceramente paura della sua vendetta ed è meglio lasciare perdere, le torte in faccia le tiro agli altri”.
Il suo ingegnere di pista, Peter “Bono” Bonnington invece è stato vittima di parecchi scherzi ormai
“Sì, povero Bono! Quando siamo in pista è serissimo, mi bacchetta parecchio, ma credo si diverta con me. È passato dal lavorare con uno dei più grandi piloti della storia, Lewis Hamilton, a un ragazzino che gli rompe le scatole in continuazione”.
Da Jannik imparo vedendolo giocare. Ci siamo visti in poche occasioni, ma spero di poterlo andare a vedere a Wimbledon
Cosa ha pensato quando dopo la prima vittoria, via radio, Bono l’ha chiamata “figlio mio”?
“Subito non me ne sono reso neanche conto, poi quando ho riascoltato non ci potevo credere. Credo spieghi bene quello che si è creato tra di noi”.
Fuori dalla F.1 frequenta grandi campioni come Jannik Sinner e Valentino Rossi. Che consigli le danno?
“Da Jannik imparo vedendolo giocare. Ci siamo visti in poche occasioni, ma spero di poterlo andare a vedere a Wimbledon e intanto lo seguo dalla Tv. Di lui è sorprendente la forza mentale: come riesce a ribaltare le cose anche quando è in difficoltà. Essere forti di testa fa la differenza in tutti gli sport”.
E Valentino invece?
“Lui per me è un maestro. Mi dice sempre di credere in me stesso, di non cambiare mai e di fidarmi delle persone giuste. E poi di non leggere troppo quello che dicono su di me”.
Tra i suoi fan c’è Vasco Rossi, che vorrebbe fare un giro di pista con lei.
“Dobbiamo organizzare, lo voglio portare sicuramente! Vasco è un grande, mi fa troppo piacere che mi segua e che sia tifoso”.
In poco tempo ha conquistato gli italiani. Toto Wolff ha detto che la pressione su di lei è troppa, cosa ne pensa?
“Lo capisco, vuole proteggermi perché sa quanto le cose possano cambiare velocemente. Però è anche contento e sa quanto per me sia bello poter rappresentare il mio paese. Portare il tricolore sul gradino più alto del podio è il mio orgoglio, spero di poterlo fare a lungo”.
Lo scorso anno, a metà stagione, ha avuto un momento di difficoltà. Pensa che passare questa fase l’abbia in qualche modo cambiata?
“Tantissimo. Sia come pilota, perché ho capito cosa funziona per me e che cosa no, che come persona. Sono cresciuto moltissimo in quei mesi e ho capito come venire fuori da dei momenti difficili. Ora ho molta più consapevolezza di chi sono e di quali sono le mie forze”.
Qual è la forza di Kimi Antonelli?
“Io sono semplicemente me stesso. Mi impegno al massimo per correre, questa è la mia vita e la mia passione, ma anche in F.1 ho saputo mantenere la leggerezza del mio carattere e la mia energia”.


