Antonelli e la voglia di riscatto sulla pista dove nel 2025 andò in crisi: "Era il momento più buio della stagione, ma mi è servito per crescere in tutto"
17 luglio 2026 (modifica alle 08:47) - SPA-FRANCORCHAMPS (BELGIO)
Il vestito più elegante, quello indossato nella Royal Box di Wimbledon al fianco del leggendario Roger Federer, Andrea Kimi Antonelli lo ha tolto in fretta: "Mi sono divertito tanto, ma sono più a mio agio senza cravatta" ha ammesso ridendo e guardando gli abiti casual indossati al suo arrivo a Spa-Francorchamps, dove domenica correrà il decimo Gran Premio di questa stagione. È questo, il vero Kimi. Quello che adesso cammina per il paddock vestendo con sicurezza i panni del leader del Mondiale, lasciandosi alle spalle il ragazzo che, un anno fa proprio a Spa, visse il suo momento più duro in Formula 1.
Cosa successe qui nel 2025?
"Ero al centro del periodo più buio della mia stagione d’esordio. Le gare europee stavano andando male, non mi sentivo bene con la macchina e non capivo perché, e sono stato un po’ travolto dalle emozioni: piansi. Ma è stato decisivo per me affrontare e superare quel momento, perché oggi sono quello che sono anche grazie alla maturità acquisita lo scorso anno".
Arriva da un periodo sfortunato, con due problemi tecnici nelle ultime tre gare. Come si sente?
"Consapevole. Conosco la situazione, e la conoscevo anche prima, quando tutto andava benissimo come dopo la quinta vittoria consecutiva ottenuta a Monaco. Per questo continuavo a dire che non era il momento di parlare di lotta mondiale, perché conosco il motorsport e so quanto tutto possa cambiare in un attimo. Per due problemi sono passato da avere quasi 70 punti di vantaggio ad averne 25, e la questione dell’affidabilità della nostra macchina resta un tema importante. La squadra sta lavorando tantissimo, hanno già rinforzato il pezzo che si è rotto a me a Silverstone, e io dal canto mio cerco di fare del mio meglio. Quindi dobbiamo semplicemente continuare così, però possiamo dire che la mia dose di sfortuna direi che l’ho avuta…".
Ferrari è davvero un’avversaria per il titolo?
"Io l’ho sempre considerata tale. In un anno come questo, con un nuovo regolamento, le cose cambiano in fretta e non ci si può rilassare. La Ferrari è molto solida, in termini di passo-gara manca ancora qualcosina rispetto a noi, però non ha avuto i nostri problemi di affidabilità e credo che in generale sia più vicina di quanto possa sembrare".
Con il suo compagno di squadra George Russell invece le cose come vanno?
"Bene, siamo tranquilli. Il rapporto è lo stesso dal via di questa stagione, facciamo del nostro meglio e basta. Quando l’ho visto arrivare qui a Spa era un po’ triste per la sconfitta dell’Inghilterra al Mondiale di calcio, ma noi non possiamo dire niente, perché non c’eravamo neanche (ride, ndr)".
Lei per chi tiferà nella finale di domenica?
"Non devo farmi sentire dal mio preparatore, che è spagnolo, ma tiferò per l’Argentina perché sono un grandissimo tifoso di Messi. Purtroppo mi perderò il primo tempo, perché starò tornando da Spa, ma mi guarderò tutto il secondo e sono sicuro sarà una grande partita".
A Wimbledon, la scorsa settimana, ha incontrato Roger Federer nella Royal Box. Cosa vi siete detti?
"Abbiamo chiacchierato tanto, lui è un Dio del tennis, un atleta che ha fatto la storia dello sport, ma è anche una persona molto semplice, con i piedi per terra. Mi ha dato dei consigli, per gestire la pressione di un momento così importante come quello che sto vivendo oggi".
Ci svela un consiglio?
"Mi ha detto quello che faceva lui quando giocava a tennis: pensava un punto alla volta. Nel mio caso, una gara alla volta. Così si può pensare al presente senza farsi troppo prendere le emozioni, che rischiano di essere pericolose". Le è capitato quest’anno di non riuscire a controllare le emozioni?
"Sì, più di una volta. Per esempio a Miami nella Sprint in partenza ho avuto un problema e ho perso un sacco di posizioni. Ero furioso e da lì ho iniziato a guidare con la vena chiusa, come un toro che vede solo rosso. Così non va bene, perché ci si espone a inutili errori".
A Wimbledon ha anche incontrato il suo amico Jannik Sinner.
"Sì, ci siamo divertiti, anche se non posso dire cosa ci siamo detti nel camerino (ride, ndr). Sono felicissimo per lui per questo suo secondo successo a Wimbledon, si era fermato un po’ dopo Parigi e ha avuto bisogno di qualche partita per tornare al suo livello, ma è stato ancora più bello vederlo arrivare alla vittoria in questo modo".
Esperienza da rifare?
"Mi è piaciuto molto! Tra una partita e l’altra, lo ammetto, uscivo un po’ dalla Royal Box per una piccola pausa visto che i match sono molto lunghi, e mi guardavo qualche on-board della gara di domenica. Ma è stato fantastico, ci tornerò sicuramente".
Come si sentiva in giacca e cravatta?
"Bene, dai. Mia mamma mi dice che mi devo vestire più elegante ed era felice di vedermi così, in Dolce e Gabbana. Quando sono tornato a San Marino dopo Silverstone mi ha detto che la valigia per l’estate me la farà lei. Mi ha anche portato a fare shopping, perché sa che a me non piace andare, ma mi ha sequestrato per qualche ora costringendomi ad andare per negozi. Ci tiene particolarmente che io sia vestito bene".
Le vacanze estive sono già programmate?
"Sì, farò qualche giorno con la mia famiglia e poi qualche altro giorno con gli amici. Ma prima ci sono le ultime due gare a cui pensare".
Qui a Spa che cosa si aspetta?
"Stiamo andando bene più o meno su tutte le piste, ma non dobbiamo mai dare niente per scontato perché a Silverstone tutti dicevano che avremmo vinto noi facilmente e invece ha vinto la Ferrari. Io penso sempre a fare del mio meglio, e farò di tutto per riscattarmi".


