>>>ANSA/Il Mondiale omaggia Capo Verde, l'underdog che ha spaventato Messi

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(di Riccardo Rimondi) "Per ora, questo è tutto ciò che abbiamo da dire a tutti: grazie mille". Il saluto che la federazione di Capo Verde affida ai social, dopo l'epilogo agrodolce della sfida impossibile all'Argentina, racconta molto delle ultime tre settimane folli vissute dalla nazionale del piccolo Paese-arcipelago africano, mezzo milione di abitanti.
    Una squadra "troppo piccola per vederla arrivare, troppo grande da ignorare", la celebrazione dello sponsor tecnico, che una partita dopo l'altra ha guadagnato il tifo trasversale, oltre i confini, che lo sport riserva agli underdog.
    Si frega le mani il presidente della Fifa Gianni Infantino, che può usare gli highlights del match per rivendicare la scelta di ampliare i Mondiali a 48 squadre. Per i detrattori la Coppa extra-large doveva essere una baracconata con squadre di livelli troppo differenti e, a volte, lo è stata. E però una delle vittime sacrificali, che nella storia vanta giusto qualche approdo ai quarti di finale della Coppa d'Africa, è diventata la beniamina del Mondiale 2026. E la partita teoricamente più scontata dei sedicesimi è stata il match simbolo di uno sport diventato globale, dove nemmeno la prima della classe può mai abbassare le marce.
    La fiaba è finita con un autogol al 112'. E c'è qualcosa di poetico nel fatto che l'autore si chiami Borges, come lo scrittore Jorge Luis, forse l'unico argentino che abbia mai odiato il calcio. E che però magari si sarebbe lasciato ispirare da una partita manifesto del realismo magico, calata in un Mondiale surreale in cui l'outsider è passata da un trionfo all'altro pur senza mai vincere una partita.
    Prima lo 0-0 contro la Spagna grazie alle parate del 40enne Vozinha, che oggi ha oltre 20 milioni di follower su Instagram.
    Poi la conferma contro l'Uruguay, con le prime due reti mondiali firmate da Kevin Pina e Varela. Lo 0-0 con l'Arabia Saudita per passare il turno e, ieri, una notte che i capoverdiani non dimenticheranno mai. Vozinha a negare la doppietta a Messi, Duarte a pareggiare con un colpo da biliardo, Lopes Cabral autore di un tiro a giro per dire che no, nemmeno nei supplementari gli Squali blu sarebbero affondati. Un gol da cineteca realizzato al termine di un'azione da 12 passaggi, partita proprio da Vozinha.
    L'Argentina passa il turno con un sospiro di sollievo e qualche interrogativo in più, Capo Verde entra nella storia: imbattuta nei 90 minuti contro tre squadre capaci di vincere sei Mondiali. E oggi l'omaggio è globale. "Addio Capo Verde, gli underdog che il Mondiale non dimenticherà mai", la promessa della Bbc. "Questi ragazzi sono eroi", li applaude Zlatan Ibrahimovic, che parla di "una piccola isola con grandi sogni, hanno quasi affondato un gigante". Quasi, appunto. Ma nel grande romanzo dei Mondiali non sempre la storia la scrivono i vincitori.
    Nella capitale Praia, i capoverdiani hanno fatto festa fino a tarda notte tra musica e vuvuzelas. Intanto, dall'altra parte dell'oceano il totem Vozinha era diviso tra orgoglio e rimpianti: "Siamo molto orgogliosi di tutto quello che abbiamo ottenuto. Ovviamente siamo delusi dal risultato perché volevamo passare il turno". Ieri è finita con i capoverdiani in fila per chiedere un selfie a Messi, mentre prima della partita un giornalista argentino chiedeva a un tifoso di Capo Verde cosa ne pensasse di Vozinha, salvo scoprire che stava intervistando il padre del portiere africano. Scene naif che, se Capo Verde si confermerà una potenza calcistica, non si vedranno più. "Una delle cose belle emerse da questo Mondiale è che nessuno deve più chiedere cosa sia Capo Verde - nota Roberto Lopes, difensore ingaggiato su Linkedin -. Sanno dove siamo sulla mappa. Sanno come siamo come squadra. Penso che oggi abbiamo mostrato la strada a tutti i capoverdiani nel mondo che sognano di diventare calciatori".
   

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