(di Gioia Giudici)
L'estate è fastidiosa, soprattutto
per chi non ha i soldi per ombrellone e lettino: è una "favola
con i piedi per terra" quella raccontata dalla nuova collezione
di Simon Cracker, che ha portato in passerella alla Fondazione
Sozzani una moda reale e accessibile e per questo indossata non
da modelli ma da amici del brand come i giornalisti Antonio
Mancinelli e Giulia Martinelli, che ha chiuso lo show in abito
da sposa.
"Oggi va bene raccontare delle favole perché la realtà è
terribile, però - spiega il 40enne Simone Botte, fondatore e
direttore creativo del brand - non bisogna raccontarle troppo in
alto. Perché poi la gente che sfoglia un giornale di moda dice
'sì belli questi vestiti ma non sono per me, chissà che se li
può permettere'. Una volta i vestiti erano fatti per le persone,
non capisco perché adesso si sia creata questa distanza e quindi
ho voluto raccontare una favola di strada, non lontana dalle
persone, cui mi sono avvicinato anche a livello di prezzi". Una
maglietta costa 45 euro, un abito 200: una moda etica non solo
nel prezzo ma anche nella creazione, visto che le materie prime
vengono tutte da associazioni che si occupano di recupero di
scarti tessili.
Tornando alla collezione, la primavera estate nasce da oltre
70 abiti da sposa recuperati dagli anni'80, distrutti e
rilavorati, da vecchie lenzuola di cotone e camicie recuperate e
assemblate fino a dar vita a nuovi capi, abbinati a occhiali sui
quali sembra sciogliersi un ghiacciolo, i cui colori colano
anche sulle Dr martens e sulle borse. Ogni look non è nato su un
manichino ma è stato pensato per le persone che lo hanno
indossato in passerella "un processo naturale perché i vestiti -
sottolinea Simone - vanno pensati per le persone".
Pare banale, ma nel mondo della moda è quasi una rivoluzione,
che pare premiata dai risultati: "il marchio sta andando bene
perché ha i piedi per terra e perché finalmente - spiega Botte -
sono arrivato a raccontare delle storie che conosco bene. Poi i
problemi ci sono, e non parlo solo di me, ma di tutti i miei
colleghi emergenti, forever emergenti. C'è una differenza però
tra la vecchia generazione di designer e quelli di adesso. Noi
adesso siamo tutti amici, ci parliamo e condividiamo i problemi,
ci confrontiamo e sappiamo di essere tutti sulla stessa barca ed
è una cosa stupenda perché ci facciamo forza a vicenda".
Una moda con i piedi per terra che guarda alla vita reale e
che questa volta parte dall'amara constatazione che "l'estate è
più fastidiosa per chi non ha i soldi. Creando la collezione ho
pensato a tutti i fastidi delle vacanze un po' improvvisate. C'è
chi ha ombrellone e lettino al lido, ma la realtà per la maggior
parte della gente è una spiaggia libera. Questa è la vacanza coi
piedi per terra, la favola coi piedi per terra che è quello che
abbiamo attorno".
Un bagno di realismo che non esclude la gioia del creare:
"Abbiamo tutti l'ansia di vendere o non vendere, ma abbiamo
scelto di fare questo lavoro, divertiamoci! Non mi ha costretto
nessuno a fare il designer, ma lo voglio fare e finché ho una
storia da raccontare, lo faccio".
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2 ore fa
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