Anche nel ciclismo arriva l'airbag: test in allenamento nel Team Picnic-PostNL

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Già obbligatorio nella discesa libera di Coppa del Mondo nello sci alpino, nelle due ruote è ancora in fase sperimentale per via dei problemi legati a peso, comfort e aerodinamica

Sergio Arcobelli

Giornalista

22 maggio - 12:33 - MILANO

Le cadute fanno parte del ciclismo. Da sempre. Ma in uno sport in cui si sfiorano gli 80 o 90 chilometri orari, la domanda torna inevitabilmente d’attualità: si può fare qualcosa per ridurre le conseguenze degli incidenti? Al Giro d’Italia il tema è riemerso con forza dopo le numerose scivolate che hanno segnato la corsa rosa, costringendo anche la UAE Team Emirates-Xrg a perdere tre corridori su otto a causa delle cadute. Tra i protagonisti più brillanti di questa edizione c’è Jhonatan Narvaez, autore di tre successi complessivi al Giro. Ma il suo ritorno ai massimi livelli arriva dopo oltre tre mesi di stop per un grave infortunio: fratture da compressione alle vertebre riportate in seguito a una caduta al Tour Down Under. Episodi che riaccendono il dibattito sulla sicurezza nel ciclismo professionistico. 

rivoluzione

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Proprio in questo scenario sta prendendo forma una possibile rivoluzione tecnologica: l’airbag per ciclisti. Un sistema già introdotto nello sci alpino, dove in Coppa del Mondo nella discesa libera è diventato obbligatorio, ma che nel ciclismo è ancora in fase sperimentale per via dei problemi legati a peso, comfort e aerodinamica. A muovere i primi passi concreti è il Team Picnic-PostNL, formazione olandese WorldTour impegnata al Giro d’Italia. La squadra ha iniziato a testare in allenamento un innovativo sistema sviluppato dall’azienda belga Aerobag, indossato sotto il body dei corridori in vista di un possibile utilizzo anche in gara. Il funzionamento si basa su una rete di sensori elettronici e algoritmi intelligenti capaci di riconoscere una caduta potenzialmente pericolosa in pochi istanti. “Ci sono sensori XYZ, sensori di inerzia, sensori di impatto e campi magnetici che forniscono un punto di azzeramento fisso: il sistema è molto intelligente”, ha spiegato Quinton Van Loggerenberg, responsabile dello sviluppo del progetto. “Un semplice scivolamento sull’asfalto non attiva il sistema. Se invece il corridore vola oltre un guardrail, allora sì”. 

come funziona

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L’airbag si gonfia in meno di un decimo di secondo e protegge le aree più esposte agli infortuni gravi: spalle, schiena, vertebre, collo, bacino e anche. Dopo l’attivazione basta sostituire la cartuccia di CO₂ per riutilizzarlo immediatamente. La sfida principale è stata rendere il dispositivo leggero e poco ingombrante. I primi prototipi superavano il chilogrammo di peso; oggi il sistema completo pesa circa 540 grammi, meno di una borraccia. Per minimizzare il contatto con il corpo e limitare il calore, la tecnologia è stata integrata direttamente nelle bretelle dei pantaloncini. Il kit utilizzato dal Team Picnic-PostNL è stato realizzato in collaborazione con Nalini, sponsor tecnico della squadra. “Nalini è stata la prima ad adottare questa soluzione e lavorerà con noi per renderla più accessibile al pubblico nelle prossime stagioni”, ha spiegato Van Loggerenberg. 

la spinta

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Aerobag è nata dopo la tragica morte di Bjorg Lambrecht al Giro di Polonia 2019. Un evento che ha spinto i progettisti a cercare nuove soluzioni per la sicurezza dei corridori. Il costo, però, resta ancora elevato: tra i 750 e gli 800 euro a dispositivo. “Nel ciclismo si spendono milioni per rendere gli atleti più veloci, ma poi li mandiamo in strada in lycra a velocità folli”, osservano gli sviluppatori. “Era arrivato il momento di fare qualcosa di diverso”. Secondo i tecnici, il futuro dell’airbag potrebbe andare oltre il ciclismo su strada. L’algoritmo, basato sull’intelligenza artificiale, continuerà infatti a migliorare raccogliendo dati da discipline differenti come mountain bike e gravel, fino all’utilizzo urbano quotidiano. Per ora si tratta soltanto di un primo passo. Ma l’obiettivo è chiaro: trasformare l’airbag in un accessorio comune quanto il casco. E forse, un giorno, indispensabile.

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