Alzheimer, i segnali che arrivano 10 anni prima della diagnosi

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Un'analisi su grande scala rivela quali malattie compaiono anni prima che la memoria cominci a cedere

Eugenio Spagnuolo

18 marzo - 11:37 - MILANO

L'Alzheimer non compare all'improvviso. Si sviluppa nell'arco di decenni, silenzioso, mentre il cervello accumula danni che restano invisibili per anni. Per questo, sapere cosa guardare — e quando — potrebbe fare la differenza. Uno studio condotto da ricercatori del Vanderbilt Health ha identificato più di 70 condizioni mediche che compaiono nei pazienti fino a dieci anni prima della diagnosi e si possono raggruppare in quattro categorie principali: disturbi della salute mentale, patologie neurologiche e del sonno, problemi cardiovascolari e condizioni metaboliche come il diabete di tipo 2.  

Per arrivarci, il team guidato dal professor Xue Zhong ha attinto a MarketScan, un database americano che raccoglie le cartelle cliniche di oltre 150 milioni di persone, selezionando la coorte da analizzare e verificando poi i risultati su un secondo campione indipendente di circa 3 milioni di pazienti. Hanno confrontato 43.508 persone con diagnosi di Alzheimer con oltre 400.000 soggetti sani della stessa età e sesso, cercando quali patologie ricorrevano nei malati con un anticipo di almeno dieci anni. Tra le condizioni che emergono con più frequenza: depressione, insonnia, apnee del sonno, ipertensione, aterosclerosi cerebrale, disturbi neuro-psichiatrici gravi. "Se conoscessimo il quadro completo di tutte le condizioni mediche che precedono lo sviluppo dell'Alzheimer di dieci o più anni, potremmo intervenire prima che i sintomi di perdita di memoria o declino cognitivo diventino evidenti", ammette Zhong. "Si stima che ritardare l'insorgenza della malattia anche solo di cinque anni potrebbe dimezzare il tasso di incidenza". 

Non è tutto: incrociando i dati clinici con quelli genetici di due grandi biobank — il BioVU di Vanderbilt e il UK Biobank, si è scoperto che di tutte le condizioni identificate, 19 risultano associate a varianti genetiche legate all'Alzheimer o a un profilo di rischio genetico complessivo per la malattia. Il che apre una prospettiva nuova: alcune di queste patologie potrebbero non essere solo segnali precoci, ma condividere con l'Alzheimer radici biologiche comuni. 

Per esempio, ipertensione e colesterolo alto sono fattori di rischio in età adulta — ma lo studio aggiunge tasselli meno scontati come il cancro. I ricercatori hanno riscontrato un'associazione inversa tra tumori e Alzheimer: chi sviluppa un cancro tende a ricevere meno diagnosi di Alzheimer, e viceversa. Un'anomalia già segnalata in passato da altri studi, ma ad oggi priva di spiegazione. "Stiamo investigando i meccanismi alla base di questo fenomeno, con l'obiettivo di ricavare indicazioni utili per nuove strategie terapeutiche", spiegano i ricercatori. 

Lo studio non prova affatto che queste condizioni causino l'Alzheimer. Sottintende piuttosto che compaiono prima, in modo sistematico, e questo potrebbe aprire la strada a un'identificazione del rischio molto più precoce di quanto avvenga oggi. "Le cartelle cliniche longitudinali offrono una finestra potente sullo sviluppo decennale dell'Alzheimer", chiosa Zhong. "Identificando i pattern medici che precedono la malattia, possiamo aprire nuove opportunità di riduzione del rischio e un intervento precoce".

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