Alpe d’Huez, il santuario del Tour: la montagna di Coppi dove Pogacar sfida il record di Pantani

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Un'ascesa mitica torna torna protagonista con due arrivi consecutivi. Dalla prima impresa di Coppi nel 1952 al record di Pantani ancora imbattuto, alla nuova sfida di Pogacar: storia, numeri e mito di una montagna sacra del ciclismo

Luca Gialanella

Giornalista

24 luglio - 08:48 - MILANO

Si chiama Alpe d’Huez, è la montagna stile Hollywood del ciclismo. Lo stadio a cielo aperto per la bicicletta più affollato al mondo: almeno 300mila persone lungo quei leggendari 21 tornanti, numerati in ordine decrescente (da 21 a 1), e ciascuno illuminato da una targa dedicata a uno dei celebri vincitori di tappa del Tour de France. Il primo nome che i corridori incontrano è quello di Fausto Coppi, il Campionissimo, che il 4 luglio 1952 inaugurò questa salita: era la decima tappa del Tour, partenza da Losanna, e in maglia gialla c’è Sandrino Carrea, uno degli Angeli di Coppi. Fausto lascia il francese Robic “testa di vetro” a 1’20” e in cima si veste di giallo per poi centrare a Parigi la seconda doppietta di fila Giro-Tour dopo quella del 1949. Dal 2005 l’Alpe è gemellata con Bormio proprio nel nome di Coppi, primo in Francia nel 1952 e al debutto dello Stelvio al Giro 1953.

ascesa mitica

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Rispetto ad altre salite-totem del Tour come Tourmalet, Galibier e Izoard, l’Alpe d’Huez è entrata soltanto nel 1952 in questo gruppo di ascese mitiche, ma da allora ha sempre avuto un posto unico nella storia del ciclismo e dei campioni che l’hanno domata. Venerdì e sabato sarà affrontata per due volte, entrambe come arrivo di tappa. Domani, venerdì, nel modo classico, con quei 13,8 km di lunghezza che partono dai 726 metri di Bourg d’Oisans, e il ponticello di inizio salita all’uscita del paese che diventa la porta verso il paradiso (o l’inferno). Dislivello di 1124 metri, pendenza media dell’8,1% e punte del 14% a 2 km dalla conclusione: l’arrivo si trova a 1850 metri. Sabato, invece, ci si arriverà dalla parte opposta rispetto al versante tradizione, con la strada che dal Col de Sarenne si innesta sull’Alpe d’Huez a un paio di chilometri dalla conclusione. Due arrivi di tappa consecutivi in vetta non è una novità, era già accaduto nel 1979: il 15 luglio primo il portoghese Agostinho, il 16 l’olandese Zoetemelk, con Bernard Hinault sempre in maglia gialla. Da Coppi 1952 a Tom Pidcock, vincitore nel 2022: domani l’Alpe sarà traguardo per la trentaduesima volta. E sabato saranno 33.

Slovenia's Tadej Pogacar, wearing the overall leader's yellow jersey celebrates on the podium after the eighteenth stage of the Tour de France cycling race, with start in Voiron and finish in Orcieres-Merlette, France, Thursday, July 23, 2026. (AP Photo/Thibault Camus)     Associated Press / LaPresse Only italy and spain

l'immortale tadej

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L’Alpe d’Huez regala l’immortalità. Tadej Pogacar, che nel 2024 ha centrato la doppietta Giro-Tour 26 anni dopo Pantani 1998, domani si confronta con uno dei record di scalata che resistono da più tempo, e non solo: la sfida è con lo scalatore più forte di sempre. Nel 1995, Marco Pantani ha coperto i classici 13,8 km di ascesa in 36’40”, e il Pirata detiene anche il secondo miglior tempo, nel 1997, la vittoria contraddistinta da quell’urlo primordiale che scosse tutta la montagna: 36'50”. Era il suo rientro dopo l’incidente della Milano-Torino 1995. Complessivamente, l’Italia ha trionfato sull’Alpe d’Huez sette volte: 1952 Coppi, 1990 e 1991 Gianni Bugno, 1994 Roberto Conti, 1995 e 1997 Marco Pantani, 1999 Giuseppe Guerini dopo lo scontro con un fotografo che si era messo in mezzo alla strada. Nel 2018, Vincenzo Nibali ha vissuto una giornata folle sulla salita, con il pubblico fuori controllo in un clima di eccitazione collettiva, tra fumogeni, birra e non solo. Lo Squalo fu scaraventato a terra dalla cinghia della macchina fotografica di un tifoso, che si attorcigliò al manubrio della bici: frattura di una vertebra, addio al Tour e le scuse personali del direttore Prudhomme. 

il lancio per lo sci

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La scoperta dell’Alpe d’Huez, che si trova a sud-est di Grenoble (4 ore di macchina da Milano), è legata all’esigenza nata negli Anni 50 di lanciare questa stazione sciistica vecchia, malridotta e raggiungibile faticosamente soltanto con una strada sterrata e dissestata. Valorizzazione del territorio, la chiameremo oggi: investitori, imprenditori, tanti soldi e il Tour de France come perno dell’operazione. In un primo tempo gli organizzatori storcono il naso, perché questo traguardo è in cima a una salita senza altri sbocchi: bisognava per forza tornare indietro. Anche la stampa francese era piuttosto scettica: al Tour ci sono già salite mitiche come Tourmalet, Galibier e Izoard, che bisogno c’è di questa? Gli imprenditori della zona però insistono e Jacques Goddet, mitico direttore del Tour, erede del fondatore Desgrange, manda sull’Alpe d’Huez un suo uomo di fiducia per vedere com’è la situazione: si chiama Elie Wermelinger, e decide di andarci nei primi mesi del 1952, quando la montagna è coperta di neve. Wermelinger arriva in cima e resta allibito: a parte tre alberghi, non c’è nulla. Nessuno chalet, nessuno skilift. Comunque si decide di provarci, e quel 4 luglio 1952 Coppi diventa il migliore ambasciatore dell’Alpe d’Huez nel mondo. Allora non com’erano più di un’ottantina di case, poi si sono costruiti palazzoni per gli sciatori che certamente non si sposano per nulla con il verde della montagna alpina. Ma niente scalfisce il fascino senza tempo di una salita diventata santuario laico del ciclismo.

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