Il tecnico giallorosso ha parlato agli studenti: "Nello sport come nella vita non esiste il fallimento: si perde, si vince, si impara. Troppa fisicità? Spesso quelli alti 1.65 sono più bravi"
“Perché ho scelto di venire alla Roma? Perché mi dicevano che era una piazza difficile e io voglio le cose difficili”. Poi un lungo applauso da parte dei studenti dell’Università la Cattolica. Dove Gian Piero Gasperini, durante l’evento "Il Coraggio di Sbagliare”, è stato professore per un giorno. “Se fai bene qui hai una gratificazione più alta. Il livello di rischio è il più alto per questo ho deciso di venire qui anziché accettare altre squadre. Questo mi ha mosso a scegliere la Roma. Si vive di sfide e quando uscirà da questa sfida saprò di aver dato il massimo. Questo vale più di tutto”, ha confermato il tecnico.
roma-juve
—
Ma Gasperini è stato un fiume in piena ed è tornato anche su Roma-Juventus e sulle critiche per la rimonta subita. “L’aspetto mediatico è quello più pesante. Un episodio determinante, come un gol sbagliato, fa cambiare completamente il giudizio - dice Gasp. - Non possiamo fare la corsa sul giudizio esterno, a volte è crudele, altre esageratamente positivo. Io adotto sempre una frase che non è mia: 'Noi non perdiamo mai, o vinciamo o impariamo'. Questa è una condizione fondamentale. Dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie. Fosse finita 3-2 contro la Juventus, saremmo stati più felici e non avremmo visto gli errori che abbiamo fatto”. E a chi gli chiede come mai i giocatori nelle sue squadre danno il meglio della loro carriera risponde così: “Forse prima di andare al Genoa, all’Atalanta o alla Roma non avevano trovato delle squadre che li aiutassero o li facessero sentire importanti. Essere nella Roma oggi deve essere qualcosa che ti dà grande coraggio, non possiamo permetterci di avere timore. Possiamo perdere le partite ma mai perdere il coraggio. Questo aiuta a crescere, è una caratteristiche che mi sento di aver coltivato sin dal settore giovanile della Juve”.
periodo interista
—
L’unica pagina negativa della sua carriera è stata la parentesi dell’Inter. Ma anche su questo Gasp invita a guardare il lato positivo. "Ho avuto un percorso in ascesa e poi una caduta clamorosa, o almeno sembrava - spiega-. Si è rivelata una opportunità incredibile lo stesso. Se io avessi fatto una stagione normale magari non sarebbe nato tutto questo. Poi io sono durato pochissimo, tre partite, è stato veramente clamoroso, anche perché sono arrivato con un percorso molto positivo. Col senno di poi mi sarei comportato diversamente magari, ma alla fine dico che è andata bene così, perché da lì è nato tutto il resto. Per tanto tempo ho pensato di non poter tornare in una squadra top, ma me la sono costruita da solo. Dal Genoa, poi l'Atalanta raggiungendo dei risultati incredibili. Magari all’Inter non li avrei ottenuti. Perciò è importante che anche dalle situazioni negative riesci a prendere l'esperienza per ripartire”
ilicic
—
Gasperini è tornato anche sul caso Ilicic e sulla depressione che ha costretto lo sloveno a stare ai margini per un bel po’ ai tempi della sua Atalanta. "Il caso Ilicic era dopo il Covid, una patologia, è diverso dall'errore - specifica il tecnico -. Si parla di aspetti psicologici. Io non vado a rimboccare le coperte o chiamo troppo i giocatori. Non so cosa fanno i giocatori fuori dal campo, se hanno una delusione amorosa, hanno litigato con qualcuno, non posso occuparmi di tutto. Io mi occupo del campo e mi limito a quanto è riferito alla nostra professione”. Gasp allontana anche la parola fallimento, troppo spesso abusata ai giorni nostri. “Nello sport non c'è fallimento, ma nemmeno nella vita. Ci sono errori, non c'è sconfitta. Noi abbiamo preso da esempio alcuni dei migliori atleti al mondo come Federer o Jordan, la sconfitta non ti deve buttare giù. Si perde e si vince. Non si trionfa senza pericolo, non si fa niente di importante con poco rischio. Se vuoi vincere qualcosa di importante devi rischiare. Questa è la spinta, soprattutto in una facoltà di medicina determinante come la vostra. Io parlo di calcio, voi salvate vite, che è una cosa maggiore e più alta. La vostra determinazione è ancora più forte. Noi facciamo intrattenimento, voi siete al top. La sconfitta è quando molli".
i giovani
—
Infine un’analisi sulle difficoltà dei giovani calciatori italiani ad emergere. Gasperini traccia una profonda differenza con le altre nazioni. “La Spagna ha rispettato la sua razza, non ha forzato - precisa Gasperini -. Non tutti devono essere alti 1 e 90 per giocare a calcio. Possono giocare quelli alti 1 e 65 che sono anche più abili. E si sono fondati sulla tecnica, la qualità, l'estro, tipici della loro cultura e hanno ottenuto grandi risultati. Altri come la Norvegia sono stati straordinari, in un paese di pochi milioni di abitanti, prima ci battevano a hockey forse e ora su tutto il resto. Per loro la cultura dello sport è come imparare la storia, l'italiano, la geografica, anzi lo fanno di più perché lo sport fortifica la mente. Sono fortissimi in tutti gli sport. Noi siamo appassionati di sport, ma non è una materia che fa parte di noi, anche se i medici ci dicono di fare attività per stare meglio. Non è facile, è una questione culturale. Noi deleghiamo i nostri bambini alle scuole calcio, le famiglie fanno enormi sacrifici, ma mi sembra più un parcheggio per tenerli tranquilli piuttosto che altro. Non abbiamo il pensiero che lo sport ti forma fisicamente e mentalmente, che ti permette di affrontare le sconfitte”. Questo, per Gasp, riguarda soprattutto il calcio: “Nel tennis e negli altri sport, anche individuali, si è lavorato meglio. Nel calcio siamo in difficoltà. Anche nel volley studiano molto, sono iscritti all'università. Sono forti fisicamente sì, ma lo sono mentalmente. E sono convinto che parta tutto dalla centralina piuttosto che dal quadricipite e dai muscoli”. E alla fine lancia un messaggio ai tanti studenti: ”Il messaggio è molto chiaro. Se sono venuto, e vi ringrazio, è per portare questo messaggio. Voi siete tutti forti! Siete tutti giovani con un futuro davanti, da non limitarvi a un episodio anche sfortunato o negativo. Voi rappresentate il futuro per questa nazione. Il messaggio è questo, che è quello che voglio trasmettere alle mie squadre. Si basa sulla fiducia, il coraggio e 'dajeeee dajeeee’!!”. E parte l’ultima ovazione.




