Alcaraz in ritardo: ecco perché gli Us Open ora sono un miraggio

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Lo spagnolo vorrebbe giocare a New York ma dopo il no a Cincinnati il rientro si complica. Il punto della situazione

Federica Cocchi

Giornalista

6 agosto - 12:20 - MILANO

L'America è lontana, dall’altra parte della luna. Chissà se Carlos Alcaraz ha mai ascoltato Lucio Dalla. Di certo questo verso gli suonerebbe più che mai attuale. Più che mai reale, così amaro da sentirne il sapore. Dopo la rinuncia al Masters 1000 di Cincinnati, il torneo che avrebbe dovuto segnare il suo ritorno in campo, l’America, intesa come Us Open, è davvero lontana. L’Ohio doveva essere il punto di ripartenza. Il torneo in cui avrebbe dovuto riassaporare la pressione delle partite vere, ritrovare il ritmo e soprattutto capire se il polso destro fosse pronto a sostenere di nuovo il peso del suo tennis magico. La situazione non è ancora definita, ma il margine si è drammaticamente ridotto. Alcaraz non gioca una partita ufficiale dal 14 aprile, quando l’infortunio lo ha costretto a fermarsi a Barcelona: "Ho sentito il polso cedere in una risposta durante la partita - aveva detto durante la conferenza stampa in cui annunciava il ritiro dal torneo catalano -. Dopo gli esami, abbiamo visto che si tratta di un infortunio più grave di quanto ci aspettassimo, e devo ascoltare il mio corpo e assicurarmi che non mi crei problemi in futuro". 

Rinunce

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Da allora il calendario è andato avanti senza di lui: ha saltato la stagione sulla terra, Roland Garros, Wimbledon e ora che tutti erano pronti ad assaporare le sue delizie tennistiche, questa frenata ha il rumore delle unghie sulla lavagna. Perché è chiaro che, a questo punto, tornare in campo direttamente in uno Slam, con partite che possono allungarsi ai cinque set e una condizione atletica non ottimale, potrebbe essere un azzardo di cui pentirsi e che potrebbe riportarlo alla casella di partenza. Flushing Meadows è una prova molto impegnativa che richiede subito il massimo anche dal punto di vista fisico, caldo, umidità elevatissima, scambi duri. Arrivarci dopo quattro mesi e mezzo senza match ufficiali richiede una dose massiccia di spensieratezza, quasi avventatezza. Per questo Cincinnati aveva un valore particolare, serviva a mettere alla prova il polso nelle situazioni che in allenamento non si possono replicare: un diritto a tutto braccio, una risposta in allungo, un recupero in corsa, un punto sotto pressione. Il tennis di Alcaraz vive su questi dettagli, sempre sull’orlo del precipizio, con la capacità di trasformare ogni scambio in un’accelerazione improvvisa, in una variazione, in un colpo che sfida le leggi della fisica. Negli ultimi giorni erano arrivati segnali incoraggianti. Le immagini degli allenamenti mostravano uno spagnolo vicino al rientro, impegnato in sessioni intense. Ma evidentemente non abbastanza da convincere lui e il suo staff a rischiare. L’alternativa sarebbe fermarsi ancora, completare il recupero e pensare alla parte finale della stagione con un fisico finalmente al cento per cento. E non importa dei 2000 punti da lasciare sul piatto, l’eventuale uscita dalla Top 3 mondiale. Resta eventualmente una piccola finestra prima dello US Open, con il torneo di Winston-Salem come possibile occasione per rientrare grazie a una wild card e testare senza troppo stress la condizione agonistica. Anche in quel caso, comunque, il tempo a disposizione sarebbe pochissimo anche perché se andasse avanti nel 250 statunitense, arriverebbe proprio a ridosso dell’inizio dello Slam dove si parte subito a pieno ritmo. La decisione dipenderà soprattutto dalle risposte del fisico nei prossimi dieci-quindici giorni. Alcaraz proverà a capire se è pronto a reggere il livello richiesto da un major. Per ora resta una corsa contro il tempo e per difendere il titolo a Flushing Meadows contro un Sinner lanciato verso il secondo Slam dell’anno, il sesto della carriera, servirà una forma "Alcaraziana". 

Lavoro

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Ieri Carlos non si è fermato, si è allenato a Murcia regolarmente sempre sotto gli occhi del fratello Alvaro: molte volée forse per non forzare troppo il polso. L’unica differenza rispetto ai giorni scorsi è il cambio di look: le treccine che tanto sono piaciute ai suoi tifosi e che hanno fatto il giro del mondo sono state sciolte, lasciando spazio a un ciuffo importante. Il sorriso è rimasto quello di sempre, forse perché la colpa dello stop non è un riacutizzarsi del dolore all’articolazione, ma il ritardo del programma di allenamento e quindi di condizione. Per molti colleghi ed ex campioni, rientrare direttamente in un torneo Slam, con tutte le difficoltà e lo sforzo che comportano i match tre set su cinque, potrebbe essere un rischio. Lui vuole giocare e crede di potercela fare, ma se così non fosse potremmo rivederlo alla Laver Cup di Londra dal 25 settembre, nella squadra Europea che affronterà il Resto del Mondo. Un’esibizione sotto gli occhi di Federer, capace di fargli provare un brivido senza mettere a rischio la salute. 

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