Il cofondatore della Formula E commenta il calendario e le novità della tredicesima stagione, in partenza da Gedda a metà dicembre con le nuove monoposto Gen4, e conferma l'intenzione di tornare in Italia. "Forse un circuito permanente non è la soluzione ideale. Per il futuro stiamo parlando con una città al nord, una al centro e una al sud"
Martin Fedrizzi
26 giugno - 17:23 - MILANO
Nel passaggio di testimone fra i due appuntamenti (l'E-Prix di Sanya e il doppio round di Shangai, in programma il 4 e 5 luglio prossimi) organizzati in terra cinese, il campionato del mondo di Formula E ha svelato le sue carte in vista della prossima stagione. Una mossa ponderata, visto che la serie iridata riservata alle monoposto elettriche più veloce del pianeta si avvia verso una vera e propria rivoluzione, con nuove vetture, tante novità regolamentari (su tutte il nuovo format per i fine settimana, con un cambiamento nel sistema di punteggio delle qualifiche e l'E-Prix Unleashed, una gara sprint di mezz'ora che si terrà in occasione dei doppi round) e un maxi calendario articolato su 21 appuntamenti (fra le novità la tappa al Circuit of The Americas, il celebre Cota statunitense, l'appuntamento a Zandvoort, in Olanda, e il trasferimento dal centro di Londra a Brands Hatch, nel Regno Unito). Un mix di conferme e di sorprese che proietta le attenzioni degli addetti ai lavori e degli appassionati verso le sfide del futuro. Un antipasto, in tal senso, è già arrivato in occasione del weekend dell'E-Prix di Monaco, con la monoposto Gen4 che ha effettuato i suoi primi giri di pista in attesa del debutto di Gedda (che, a sua volta, sarà preceduto dai test ufficiali prestagionali in programma dal 16 al 20 novembre prossimi sul circuito Jarama di Madrid). Tra le curve del circuito del Principato, David Coulthard ha battezzato la nuova generazione di monoposto elettriche. Di questo e di molti altri temi abbiamo discusso con Alberto Longo, cofondatore e Chief Championship Officer della Formula E, che ha svelato alcuni dettagli su un possibile ritorno nel nostro Paese del campionato elettrico. Il dirigente spagnolo ha dato il suo punto di vista anche sui temi della mobilità elettrica, dello spazio in calendario per i circuiti cittadini e sul paragone con la nuova Formula 1 sempre più elettrica proposto da Max Verstappen, che ha definito le nuove auto di F1 delle "Formula E con gli steroidi".
"Il reveal del nostro calendario più vasto e ambizioso di sempre rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio - afferma Alberto Longo, cofondatore e Chief Championship Officer del campionato del mondo di Formula E - L'espansione a 21 gare in 13 città iconiche rappresenta un traguardo fondamentale. Accogliere circuiti di fama mondiale come il Cota di Austin, Zandvoort e Brands Hatch offre lo scenario ideale per mettere in mostra la nostra nuova era con le monoposto Gen4. Ogni tappa è stata scelta per garantire il massimo spettacolo sportivo. Inaugurare la tredicesima stagione con la nostra prima gara in notturna a Gedda, per dimostrare la velocità delle nuove vetture, crea un'atmosfera spettacolare, mentre il raggruppamento delle gare in blocchi continentali distinti ci permette di operare nel modo più sostenibile possibile. I circuiti sono più veloci, la competizione è più accesa e non vediamo l'ora di dare il via a questa stagione storica".
Di recente avete svelato la nuova monoposto Gen4, che rappresenta un enorme passo avanti in termini di potenza. Che tipo di impatto pensa che avrà sulle gare e sull'ecosistema Formula E?
"Offriremo la forma di racing più straordinaria al mondo. Credo fermamente che lo stiamo già facendo con la Gen3, ma la Gen4 è un passo avanti: quella macchina è una bestia. Siamo reduci dal lancio mondiale al Paul Ricard e abbiamo già effettuato molti test con la vettura. Tutti i costruttori ci stanno lavorando, ma la tecnologia attualmente presente sulla vettura è quella sviluppata dalla Fia. La macchina è nelle mani dei costruttori da pochissimo tempo, ma, alla fine, sappiamo che i costruttori renderanno quella vettura ancora più efficiente e veloce di quanto possa fare la Fia. Quindi, per rispondere di nuovo alla domanda, sarà la forma di racing più spettacolare al mondo. Questo è ciò che promettiamo".
Alcune novità, come l'E-Prix Unleashed, sono già state rivelate. Ma, con l'avvento delle Gen4, avete intenzione di adattare le corse a queste monoposto? Magari con qualche modifica al format di gara?
"Ciò che cerchiamo quando iniziamo a progettare ogni generazione è la versatilità, la flessibilità che un'auto può darci per poter essere un po' folli con il format sportivo. Penso sia fondamentale, perché dobbiamo attirare nuove persone nel nostro sport, avere e sviluppare un'auto che ci permetta di essere molto innovativi con il format sportivo. Sicuramente lo faremo dialogando e in accordo con la Federazione. Ma cerchiamo sempre di spingerci all'estremo nella ricerca di nuovi format sportivi. In passato abbiamo avuto cose come il FanBoost, ora abbiamo il PitBoost, l'Attack Mode, il nuovo format di qualifica della Formula E. Abbiamo sempre cercato di avere vetture che ci permettessero di essere estremi o molto creativi sul format sportivo".
Il lavoro su queste vetture è molto importante anche per lo sviluppo di auto elettriche stradali. Quale ruolo può giocare la Formula E nel futuro della mobilità tra ibrido, elettrico e idrogeno?
"Il trasferimento tecnologico dalla pista alla strada è un aspetto importantissimo per la Formula E e penso sia il motivo per cui siamo diventati molto attrattivi per così tanti costruttori diversi. Le persone spesso pensano che qui ci occupiamo dell'hardware e che poi lo trasferiamo sulle auto stradali, ma non è solo questo. La Formula E è molto preziosa per le conoscenze che sviluppiamo. Parliamo di quanto sia importante la gestione termica, la gestione della batteria, l'efficienza, il software. Tutti questi insegnamenti che derivano dalle piste su cui corriamo vengono trasferiti immediatamente sulle auto stradali. E penso che sia questo a rendere la Formula E così importante e così attrattiva per i vari costruttori".
Come Opel, per esempio, che si unirà l'anno prossimo. Quanto è difficile portare nuovi costruttori nel campionato? Dobbiamo aspettarci presto altri nuovi ingressi?
"Abbiamo solo 12 posti per i team. Il lato positivo è che, come ho appena accennato, siamo molto attrattivi per molti costruttori diversi. Oggi abbiamo una griglia completa, ma ci sono sicuramente trattative in corso con altri costruttori che vogliono unirsi e far parte della famiglia della Formula E. Di nuovo, penso sia semplicemente perché abbiamo voce in capitolo nel settore. Ci troviamo esattamente dove sta andando l'industria. Tutti stanno già passando all'elettrico o pensano che nei prossimi 5, 10, 15 o 20 anni la mobilità sarà completamente elettrica. È lì che ci posizioniamo. Ecco perché c'è così tanto interesse".
Il segnale dell'industria è chiaro: l'automotive asiatico sta arrivando in Europa. In che modo la Formula E può svolgere un ruolo in questo contesto, anche con i marchi asiatici di auto elettriche?
"Prima di tutto, è fondamentale essere presenti lì. Quest'anno abbiamo due gare in Cina e una Giappone. Il fatto di avere una piattaforma in grado di mettere in mostra la tecnologia dei veicoli elettrici è qualcosa a cui ogni costruttore guarda e ci sono sicuramente colloqui in corso oggi con diversi costruttori cinesi che vogliono unirsi alla Formula E. Solo che si tratta di un processo e richiede del tempo. Se si ha già una griglia completa di marchi e costruttori, potrebbero dover acquistare una quota di uno dei team esistenti e questo probabilmente rallenta un po' il processo. Ma c'è sicuramente molto interesse da parte della Cina a far parte della griglia della Formula E e c'è molto interesse da parte della Formula E ad avere un costruttore cinese".
Qui a Monaco la Formula E ormai è di casa. Quanto è importante per voi continuare a correre in luoghi iconici come questo, dove è stata scritta la storia del motorsport?
"Beh, penso che dia credibilità. Oggi non è che la Formula E abbia più bisogno di quella credibilità, ma quando io e Alejandro Agag, in quanto fondatori di questo campionato, abbiamo iniziato la Formula E era fondamentale venire a Monaco. Perché? Perché Monaco significa che sei davvero qualcuno nel motorsport. Se il Principe ti permette di correre nel Principato, significa molto. Significa molto per l'ecosistema e ti dà molta credibilità. Quindi, trovarsi in luoghi come questo è stato di fondamentale importanza per la Formula E, e lo abbiamo sempre fatto. Abbiamo fatto gare nel centro di Parigi, Londra, Mosca, correndo sulla Piazza Rossa nelle Season 1 e 2. Abbiamo sicuramente sempre corso nelle città più iconiche del mondo e questo fa ancora parte del Dna della Formula E".
Quanto è importante bilanciare questa presenza nelle grandi città con quella in circuiti permanenti?
"Penso che sia necessario adattarsi alla tecnologia delle vetture. E le auto sono ovviamente sempre più veloci ogni anno che passa. Quindi, purtroppo, in posti come quelli che menzionavo prima, come Parigi su quel particolare tracciato di Les Invalides, a 100 metri dalla Torre Eiffel, quelle auto non possono più correre, perché sono così veloci che sarebbe molto pericoloso fare corse cittadine di quel tipo. Però continuiamo a cercare sedi spettacolari in tutto il mondo. Per me è molto chiaro, la mia massima priorità è correre nei mercati in cui noi e il nostro ecosistema - costruttori e team - preferiamo. Ma se, diciamo, dovessi correre a Londra o in un mercato come la Cina, in una grande città cinese, e non trovassi una posizione perfetta in pieno centro, perché non utilizzare una pista permanente? E oggi queste vetture consentono di andare su quei circuiti permanenti. Con la Gen1 o la Gen2 probabilmente l'auto non era abbastanza veloce per andare su circuiti permanenti, ma la Gen3 e la Gen4 sono decisamente vetture in grado di performare su qualsiasi tipo di pista".
A questo proposito, l'anno scorso è stato detto che il 2027 sarebbe potuto essere l'anno del ritorno della Formula E in Italia. Quanto siamo vicini a un accordo e quale città o quale circuito potrebbe essere il posto giusto per voi?
"Come ho appena detto, ci piacciono le città iconiche, quindi mi piacerebbe moltissimo correre a Roma o a Milano. Sarebbe fantastico. Purtroppo, nel 2027 non saremo lì, ma correre in Italia rimane una priorità assoluta per la Formula E. Quando dico Formula E, intendo anche l'ecosistema della Formula E. Tutti i costruttori che abbiamo qui vogliono davvero che torniamo in Italia, ma ci vuole molto. L'ultimo spostamento fatto in Italia, a Misano, è stato onestamente una mossa sbagliata e non ha portato stabilità al campionato e al calendario, che è ciò che stiamo cercando. Siamo andati in un posto in cui l'auto non si è mostrata al suo meglio, il che è un male, e che appartiene più a un ambiente motociclistico che automobilistico e questo ci ha reso le cose un po' difficili. Forse un circuito permanente non è la soluzione giusta per l'Italia. Dobbiamo andare su un tracciato urbano e quando si va su un tracciato urbano è un po' più impegnativo. Serve tutto il supporto del comune, qualunque sia la città con cui stiamo parlando, e ci vuole tempo. Ci vuole un sacco di tempo. Oggi stiamo parlando con una città al nord, una al centro e una al sud".
Passiamo ai piloti: stiamo vedendo molti giovani talenti entrare nel campionato. Pensa che la Formula E stia diventando il punto di riferimento per la prossima generazione di top driver?
"Se mi avessi chiesto 12 anni fa quale fosse il mio sogno, sarebbe stato esattamente quello che hai appena descritto. Cioè diventare una reale opzione per la crescita professionale dei piloti. Quando ero in Formula 2 e Formula 3, mi capitava di trattare con piloti ai quali purtroppo dovevo chiedere denaro per poter entrare nel mio team. In Formula E è il contrario, cerchiamo solo il talento. Questi team principal che abbiamo giù nei box cercano esclusivamente il talento. Non c'è denaro di mezzo affinché un pilota si assicuri un sedile. E questo è fondamentale per preservare una griglia piena di talento. E credo che questo sia il motivo principale per cui siamo davvero la prima opzione, o stiamo diventando la prima opzione, per molti dei giovani piloti del mondo".
Max Verstappen ha detto che la nuova F1 è fondamentalmente una Formula E con gli steroidi. Cosa mi può dire su questo paragone?
"Prima di tutto, adoro il fatto che la gente continui a parlare di Formula E. È un aspetto importante. Dieci anni fa non avremmo mai pensato che uno dei migliori piloti della Formula 1 avrebbe persino menzionato il nome della Formula E. Quindi è positivo che siamo nei pensieri di un pilota di così alto livello come Max Verstappen. Credo davvero che dobbiamo continuare a fare rumore, a parlare di Formula E. E mi farebbe davvero piacere se un giorno venisse a testare o a guidare una vettura di Formula E: sarebbe più che benvenuto".
Visto il successo commerciale della Formula 1 negli ultimi anni o di altre categorie come il Wec, in che modo la Formula E sta lavorando per fidelizzare il pubblico che avete costruito in questi anni? E come fate ad attrarre nuovi tifosi, considerate tutte le opzioni disponibili?
"Credo sia la ragione principale per cui siamo nati. Basti pensare che 12 anni fa c'erano circa 500-600 milioni di appassionati di motorsport nel mondo. E oggi ci sono quasi 1 miliardo di appassionati. Quindi siamo aumentati di 450 milioni di tifosi da quando esiste la Formula E. Non sto dicendo che la Formula E ne sia interamente responsabile, ma mi piace pensare che abbiamo una certa responsabilità in questo aumento del numero di appassionati di motorsport. Il motorsport piace a circa 1 miliardo di persone oggi, ma ci sono 8 miliardi di persone al mondo. L'opportunità di crescita c'è. E dobbiamo continuare a offrire diversi tipi di gare per continuare ad attrarre nuovi tifosi nel nostro sport. Giusto per fare un esempio, 12 anni fa il pubblico del motorsport era prevalentemente maschile. Oggi in Formula E quasi il 50% degli appassionati sono donne. E penso che possiamo solo far crescere quel numero. Quindi è fondamentale continuare a offrire diverse tipologie di gare. E cose come l'Attack mode, il Pit Boost, quasi mutuate da Super Mario, penso attirino anche un pubblico giovane. L'età media credo che si aggiri intorno ai 27 anni rispetto ad altre forme di motorsport, dove la media è di 45 o 46 anni. Penso sia importantissimo continuare ad attrarre donne e giovani verso il nostro sport. E per fare questo bisogna assolutamente offrire tipi diversi di gare".


