Alberto Di Chiara: "Gattuso, il Mondiale è indispensabile. Il calcio italiano va rifondato"

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L'ex terzino sinistro di Fiorentina e Parma Alberto Di Chiara analizza Italia-Bosnia: il pericolo vero è nella testa. E dopo Zenica, dice Di Chiara, il calcio italiano ha un conto più grande da saldare

Felipe Cereser

Martedì sera, in uno stadio che non perdona, l'Italia si gioca novanta minuti per tornare dove non è più stata dal 2014: il Mondiale. Quello vero, con la maglia azzurra addosso e il mondo che guarda. Alberto Di Chiara, ex terzino sinistro protagonista in Serie A con Fiorentina, Parma e non solo, conosce quel peso dall'interno, dai campi e dagli spogliatoi. In esclusiva a DerbyDerbyDerby.it, lui analizza la partita con uno sguardo lucido: la Bosnia in trasferta, le poche alternative che ha Gattuso, e un'Italia che secondo lui non deve solo ritrovarsi - deve rifondarsi.

Bosnia in trasferta, tutto o niente: dopo la vittoria contro l'Irlanda del Nord, l'Italia si gioca un posto al Mondiale in una delle sfide più insidiose del percorso di qualificazione. Come legge questa partita?

"Contro l'Irlanda del Nord bisogna essere soddisfatti, perché era una partita con tanta tensione intorno e con scelte non facili per Gattuso, che ha poco da scegliere in questa Nazionale. Al di là di questa considerazione, era fondamentale il risultato, come sempre d'altronde. Dopo un primo tempo brutto sotto tutti i punti di vista — contro una squadra che ha pensato a difendersi ma ha anche punzecchiato in qualche ripartenza, pur senza mai tirare in porta — nel secondo tempo, dopo il gol di Tonali, l'Italia si è sbloccata psicologicamente. Speriamo che sia uno sblocco definitivo.

Andare a giocare in Bosnia è pericoloso, soprattutto per una questione mentale: noi abbiamo sulla carta una squadra superiore, ma non poi di così tanto. Ed è una trasferta. Su questo sorteggio ci sarebbe da rivedere tante cose nel calcio in generale: come si è arrivati ad avere squadre quasi semisconosciute già qualificate, mentre l'Italia — tra quelle che hanno vinto il Mondiale — è l'unica che si trova in queste difficoltà. Sarà una partita dura, ma spero soprattutto che Gattuso riesca a trovare il bandolo della matassa e si arrivi finalmente ai Mondiali". 

Le immagini degli azzurri che esultavano dopo la conferma di trovare la Bosnia come avversaria in finale hanno fatto il giro del web e acceso il dibattito. Con la sua esperienza, lo legge come errore di comunicazione, ingenuità o semplicemente umanità? E soprattutto: può diventare benzina sul fuoco per una Bosnia già motivatissima?

"I giocatori non sapevano di essere ripresi, quindi sono giustificatissimi. È normale che ci si possa rallegrare di incontrare una squadra piuttosto che un'altra: Dimarco, che è stato il più ripreso, può aver considerato la Bosnia un pochino più abbordabile rispetto al Galles. La colpa, semmai, poteva averla la Rai nell'evitare di riprendere quel momento. Detto questo, sì: motiverà senza dubbio. È un motivo in più perché la Bosnia possa metterla — come si suol dire a Roma — in caciara. Gliel'abbiamo data noi, questa motivazione, con un video che poteva forse essere evitato. Non parlerei però di sottovalutazione: i giocatori hanno reagito in maniera istintiva. C'è chi sperava di incontrare una squadra anziché l'altra, non per eccesso di sicurezza, ma per istinto. La partita sarebbe stata dura in ogni caso, soprattutto a livello psicologico". 

Dimarco è uno dei principali protagonisti di questa Nazionale e anche uno dei più ripresi in quel momento. Da terzino sinistro top della sua generazione, come valuta Dimarco? Cosa lo rende così centrale per Gattuso e cosa si aspetta da lui martedì?

"In questo momento, dove la carenza di giocatori di un certo rilievo in ogni ruolo è evidente, Dimarco si distingue perché è un terzino con una bella corsa, una grande fisicità, una tecnica e un mancino veramente eccelso. I paragoni con Maradona che ho sentito circolano non c'entrano nulla: si parla di ruoli e caratteristiche completamente diverse. Che abbia un piede educato è fuori discussione, ed è un'arma preziosa per un terzino che arriva sul fondo e mette palloni importanti. È molto bravo anche a livello balistico. In Italia è probabilmente il terzino più forte; a livello europeo si è già fatto notare. Sarà un giocatore importante per martedì". 

Le scelte di Rino Gattuso

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Lei ha condiviso lo spogliatoio con Gattuso al Perugia in un momento particolare: Lei era a fine carriera, lui agli inizi, ma già con quella personalità e determinazione che hanno segnato tutta la sua carriera. Conoscendolo come lo conosce, dopo Retegui contro l'Irlanda, gli darà fiducia dal primo minuto o sorprenderà con Pio Esposito?

"L'hai detto bene: Gattuso era giovane ma già di grandissimo carattere. Non dimentichiamoci che a un certo punto lasciò Perugia per iniziare la sua avventura in Scozia, per poi tornare in Italia, alla Salernitana, e arrivare ai fasti del Milan, con Nazionale e Coppa del Mondo. Il suo motto è sempre stato dare tutto in campo. Ha sempre capito i suoi limiti soprattutto e li ha compensati, diventando uno dei più forti interditori a livello internazionale. Tutto potevi pensare, meno che diventasse allenatore e arrivasse in Nazionale: eppure ha trasportato quella grinta, si è affinato, e la sua caparbietà e schiettezza positiva possono fare bene a una squadra che ha bisogno di fiducia e semplicità mentale.

Su Retegui, ogni allenatore tasta il polso per capire chi è nelle condizioni migliori. Contro l'Irlanda forse non è apparso al massimo. Dal di fuori, Pio Esposito sembra quello che sta meglio in questo momento — ma non metto la mano sul fuoco sulla scelta che farà Gattuso". 

Marco Palestra sta crescendo e c'è chi chiede più spazio per lui a scapito di Politano. È il momento giusto per dargli fiducia in una finale per il Mondiale, o in partite così non si sperimenta?

"Se sta bene, bisogna dargli fiducia — mai come in questo momento, visto che non c'è un blocco dominante di nessuna squadra e bisogna raschiare il barile per le convocazioni. Palestra ha dimostrato di valere con una squadra che sta lottando ancora per non retrocedere: ha sorpreso tutti. È un uomo di fascia con una stazza fisica imponente, ma con l'agilità, la forza e la tecnica per arrivare sul fondo e mettere palloni importanti. Te lo dice un terzino: quando arrivi sul fondo e metti il pallone in mezzo, è sempre pericoloso. Oltre ai talenti, quello che manca all'Italia è esattamente questo: uomini che saltano l'uomo, che creano superiorità numerica, che arrivano sul fondo. Non a caso le squadre che li hanno sono quelle che segnano di più". 

Di Chiara sul calcio italiano: "Siamo sprofondati. Un Mondiale è indispensabile"

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Dodici anni fuori dal Mondiale: quanto Lei sente il peso di questa assenza? E quanto sarebbe importante per le nuove generazioni ritrovare la Nazionale in un Mondiale?

"Ci sono ragazzi di dodici anni che non hanno mai visto la Nazionale giocare un Mondiale. Questo la dice lunga. E non è solo una questione di assenze: nelle ultime due edizioni a cui abbiamo partecipato, l'Italia ha fatto da comparsa. Questo calcio andrebbe rifondato. Bisogna tornare a sfornare i Baggio, i Totti, i Del Piero, i numeri 10 e i numeri 9, i grandi centravanti come Pippo Inzaghi — quei giocatori che nel 2006 ci hanno fatto vincere il Mondiale, e che in quella squadra andavano anche in panchina ogni tanto. È lì la misura di quanto siamo sprofondati.

Manca soprattutto una cultura: andiamo a scopiazzare gli altri invece di ritrovare la nostra identità, quella che ci ha portato a vincere quattro Mondiali. Non bisogna assillare i settori giovanili con tecnicismi e modulistiche: il calcio è più semplice di quanto certi 'filosofi' — che sono diventati molti allenatori, o che li hanno fatti diventare — vogliano far sembrare. Ritrovare la Nazionale a un Mondiale è indispensabile per rilanciare un calcio italiano che continua, con qualche piccola frenata, a precipitare". 

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