Il manager greco: "Interesse enorme da investitori e club, anche in Italia. La sostenibilità è la chiave del progetto: vogliamo rendere i club redditizi e tra le due competizioni oltre il 75% dei posti sarà aperto"
Giulia Arturi e Davide Chinellato
12 giugno - 18:33 - MILANO
"Un’opportunità che capita una volta per sempre". George Aivazoglou, managing director per l'Nba in Europa e in Medio Oriente, descrive così la nuova lega europea targata Nba che arriverà a quanto detto nel 2027. Con la fase finale della selezione degli investitori ormai molto vicina, il manager greco racconta l’interesse raccolto in tutta Europa, il dialogo aperto con l’Eurolega e la centralità di un modello costruito attorno alla sostenibilità economica dei club.
Entro la fine del mese dovreste ricevere le offerte dei candidati interessati alle franchigie permanenti. Come sta procedendo questo processo?
"Abbiamo uno slancio straordinario. Nel primo round abbiamo ricevuto offerte da tutte e 12 le città prioritarie all'inizio. In realtà abbiamo ricevuto un forte interesse anche da altre città. Da lì abbiamo selezionato una rosa ristretta di investitori che riteniamo possano essere i migliori partner e siamo concentrati su di loro. Mancano ancora un paio di settimane, ma siamo molto, molto ottimisti su come stanno andando le cose. Vedremo un afflusso senza precedenti di capitali, interesse e know-how nel basket europeo. Direi addirittura nello sport europeo nel suo complesso. È un'occasione unica".
Che tipo di investitori stanno mostrando interesse, che cosa può condividere di questi contatti?
"Preferisco usare il termine partner, perché non stiamo cercando soltanto investimenti, ma anche visione. Stiamo costruendo una lega per i prossimi cento anni e scegliere con chi farlo è il compito più importante. Ci sono tre tipologie di soggetti: le organizzazioni sportive consolidate, che siano multisport, cestistiche o calcistiche. Poi ci sono gli investitori professionali, fondi di private equity, in alcuni casi fondi sovrani, e infine persone appassionate, che spesso rappresentano il mercato o il Paese in cui la franchigia sarà situata. Non posso entrare nei dettagli, ma una parte significativa dell’interesse è arrivata proprio da club operano nel panorama sportivo europeo da decenni o da anche più di un secolo. L’opportunità di partecipare a qualcosa di così nuovo, ma allo stesso tempo così trasformativo è unica: capita una volta per sempre, non semplicemente una volta nella vita. Per noi è entusiasmante confrontarsi con organizzazioni con già una base di tifosi consolidata e di un enorme patrimonio di competenze operative".
Avete sempre detto che la sostenibilità a lungo termine e la redditività dei club sono punti centrali del progetto. Che feedback state ricevendo da club e futuri partner?
"Il nostro approccio si sviluppa su due fronti. Da una parte c’è il tema dei costi. Vogliamo rafforzare la capacità dei club di costruire roster altamente competitivi, ma senza a mettere a rischio la sostenibilità. Gran parte delle nostre riflessioni riguardano come proteggere questo equilibrio. Poi c’è il potenziale di ricavi per le squadre. Una delle cose che amo di più del nostro progetto riguarda il funzionamento del nostro modello di distribuzione delle entrate. Molte delle nostre idee ruotano attorno alla valorizzazione dei risultati sportivi. Tutte le squadre partiranno da una base comune, ma ciò che riceveranno dalla lega dipenderà poi da come sapranno performare. E credo che questo sia uno dei messaggi più forti che possiamo trasmettere all’intero ecosistema del basket".
Molti tifosi temono di perdere l’identità del basket europeo. Come rispondete a queste preoccupazioni, soprattutto per quanto riguarda il merito sportivo, e i campionati nazionali?
"Lo capisco perfettamente. Sono europeo, sono greco. Sono nato e cresciuto in Europa e seguo il basket europeo da quasi quarant’anni. Noi vogliamo proteggerlo. Vogliamo preservarne la tradizione e la storia. Ci sono molte cose straordinarie nel basket europeo e devono continuare a far parte del futuro di questo sport, tra cui conquistarsi sul campo il diritto a competere a ed esserci. Noi vogliamo riportare questo principio, perché manda un messaggio molto forte a tutte le città d’Europa: nessuno è escluso, tutti possono sognare. Se trovi gli investitori giusti, il management giusto, il general manager giusto, l’allenatore giusto e i giocatori giusti, non esiste un limite a ciò che puoi raggiungere. Credo quindi che riportare e reintrodurre questo concetto sia uno dei pilastri fondamentali della nostra visione".
Negli ultimi giorni avete avuto nuovi incontri con l’Eurolega, insieme alla Fiba. Quali sono oggi i principali punti di confronto e che cosa è cambiato rispetto al passato?
"Sono molto positivo riguardo alle ultime conversazioni con Dejan Bodiroga e Chus Bueno. Gli ultimi mesi hanno rappresentato un vero punto di svolta, oggi c'è una comprensione molto maggiore e collaborare sembra una priorità condivisa e una possibilità concreta. Uno degli aspetti importanti riguarda l’idea di aprire l’ecosistema. L’idea è che, considerando insieme le due competizioni (Nba Europe e Basketball Champions League ndr), oltre il 75% dei posti possa essere aperto. Questo rafforzerebbe i campionati nazionali e manderebbe un messaggio chiaro: nessuno è escluso. Il processo di investimento di cui stiamo parlando rappresenta il percorso attraverso cui qualsiasi club o organizzazione può arrivare al livello di una franchigia permanente. Detto questo, voglio ribadirlo: andremo avanti con questa visione, con o senza l’Eurolega. C’è ancora molto lavoro da fare, ma vediamo progressi, slancio positivo e un confronto di idee davvero costruttivo".
A Roma c’è il progetto sostenuto da Doncic e Nelson, poi quello di Matiasic. A Milano ci sono RedBird e Olimpia. In entrambe le città sembrano esserci più candidati interessati. Qual è la situazione per l'Italia?
"La realtà, e purtroppo non posso entrare nei dettagli, è che i candidati sono molti più di due. E credo che questo dimostri quanto la nostra visione sia attraente, sia per chi proviene dal mondo dello sport sia per chi arriva da altri settori. Roma e Milano sono due delle città più straordinarie del mondo. Sono grandi piazze del basket, ma anche della tradizione, della moda e della storia. Sono marchi globali con una lunga cultura cestistica alle spalle. Posso aggiungere che abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse anche da altre parti d’Italia".



