Il Papa invia a Mosca il suo 'ministro degli Esteri'. Monsignor Paul Richard Gallagher sarà in Russia da domani e fino al 28 agosto. Un viaggio che segue quello compiuto in Ucraina a fine luglio, a dimostrazione che Leone XIV sta giocando tutte le carte della sua diplomazia affinché si possa sperare nella pace. Il programma della missione non è stato diffuso ma, secondo quanto riferito da fonti russe, Gallagher incontrerà il ministro degli Esteri Sergej Lavrov martedì 25 agosto. Poi l'incontro con altre autorità, con il Patriarcato di Mosca, anello fondamentale per un dialogo tra il Vaticano e il Cremlino, e infine anche con la piccola comunità cattolica.
La missione a Mosca di mons. Gallagher "è molto importante, la accompagniamo con tanta preghiera", ha detto il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, a margine dei lavori del Meeting di Rimini. "Poi c'è la parte umanitaria", "spero di andare entro settembre", ha aggiunto Zuppi che è stato in Russia, nell'ambito del suo ruolo di inviato del Papa, che gli era stato affidato da Francesco ed è confermato da Leone, nel 2023 e nel 2024. In primo piano il ritorno dei bambini in Ucraina, lo scambio dei prigionieri e il sostegno alle popolazioni provate da anni di conflitto. Nella missione appena effettuata in Ucraina, anche lui nel mese di luglio, ha visitato alcuni campi di detenuti di guerra; è da verificare se potrà fare lo stesso anche sul territorio russo.
Monsignor Gallagher invece è stato in Russia, l'ultima volta, nel 2021, prima che scoppiasse la guerra con l'Ucraina su larga scala. Per questo la missione segna un passo importante della diplomazia vaticana nell'ambito di questo conflitto, per fermare il quale Papa Leone aveva anche offerto il Vaticano come sede di possibili negoziati.
Confida in questa decisione del Papa, di inviare il suo responsabile degli Esteri, il vescovo di Helsinki, che ha la guerra praticamente alla porta di casa, monsignor Raimo Ramón Goyarrola Belda, anche lui in questi giorni al Meeting di Rimini: "è importantissima perché si deve recuperare la ragione.
Quando c'è una guerra sembra che la ragione sia sparita. Senza la ragione non c'è dialogo". E poi riferisce che "anni fa la popolazione finlandese non voleva entrare nella Nato. Ora, dopo questa invasione della Russia in Ucraina, questa tendenza è cambiata, l'80% è a favore dell'ingresso nella Nato come difesa, perché la guerra è così illogica che tutto è possibile".
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