Aveva 94 anni. Quando poteva andava a San Siro a vedere il Milan, un legame profondo lo legava al Golden Boy che gli dedicò la Coppa dei Campioni del '69. Fondò comunità di recupero per ragazzi tossicodipendenti
Francesco Albanesi
29 novembre 2025 (modifica alle 17:22) - MILANO
All’età di 94 anni si è spento Padre Eligio Gelmini, storico frate anticonformista milanese e grande amico di Gianni Rivera. Il loro legame nacque nei primi anni Sessanta durante un incontro dedicato al tema dei giovani, ma la vera scintilla scoccò a Milanello: Rivera, incuriosito da quel frate riconoscibile dai suoi inseparabili Ray-Ban, gli rivolse la parola senza esitazioni. Ne seguì un dialogo infinito, il primo mattone di un rapporto che avrebbe attraversato decenni. Uno portava la tonaca, l’altro la casacca rossonera, ma entrambi lasciarono un’impronta difficilmente cancellabile.
Il Milan di Rocco
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Padre Eligio dedicò la vita ai ragazzi in difficoltà e nel 1964 diede vita a “Telefono Amico”, un servizio di ascolto telefonico per persone in difficoltà emotiva o psicologica che oggi conta un centinaio di volontari e milioni di telefonate all’anno, gestite dal convento di Sant’Angelo, a Milano.
Padre Eligio, appena poteva, si ritagliava un posto a San Siro per osservare il Milan di Nereo Rocco e sostenere da vicino il suo amico Gianni. In breve tempo divenne una sorta di guida spirituale della squadra. Lo stesso Rivera, Pallone d’oro 1969, cominciò a frequentare le prime comunità di recupero fondate da Eligio: fu il frate a mostrargli che, oltre alle luci del successo, esisteva un’altra realtà fatta di ferite e rinascite.
UN LEGAME UNICO
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Spesso, per i ragazzi delle sue comunità, il frate invitava il “Golden Boy” a parlare di valori come rispetto, disciplina e dignità. E quando nel 1969 il Milan conquistò la Coppa dei Campioni, Rivera volle dedicarla proprio a lui. Pochi mesi più tardi, fu lo stesso Rivera a benedire ufficialmente Mondo X, il progetto di vita di Padre Eligio dove ragazzi con problemi di dipendenze o situazioni di forte disagio potevano ricostruire la propria vita. Un legame raro, unico, quasi impossibile da ritrovare oggi tra un atleta di fama e un uomo di fede.



