Pedersen rinato, Obrador convince: il Torino di D'Aversa vola sulle fasce

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Il tecnico ha trovato la quadra sugli esterni: spagnolo e norvegese a caccia di un grande finale

Mario Pagliara

Giornalista

9 aprile - 10:05 - MILANO

C'è del bello sui fianchi di un Toro che, nell’ultimo mese e mezzo, si è riscoperto anche sulle fasce. Un altro merito della gestione D’Aversa? Probabile, non si va poi così lontano. Obrador sta convincendo, Pedersen è rinato. E adesso che è stata raggiunta la totale tranquillità in classifica, con il Toro adagiatosi sulla piattaforma dei trentasei punti, si aprirà un finale di campionato che potrà essere significativo. Obrador dovrà spingere il club ad acquistarlo a titolo definitivo dal Benfica, Pedersen dovrà macinare chilometri per andare a caccia della riconferma. Insomma, il bello deve ancora arrivare.

la sintesi

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D’Aversa pare aver trovato la giusta sintesi sulle fasce. Durante la stagione, il Toro ha sperimentato varie strade e interpreti: da Biraghi a Nkounkou fino all’ultimo Aboukhlal (oggi fermo in infermeria) passando per un Lazaro che, un po’ a sinistra e un po’ a destra, è stato tra le delusioni dell’annata. Dopo gli errori di Napoli, Lazaro ha perso il posto: la sua esperienza in granata si concluderà a maggio con la scadenza naturale del contratto. Obrador e Pedersen, invece, hanno dato buone risposte nel momento più delicato e più importante. Entrambi stanno offrendo spunti positivi: lo spagnolo a sinistra, il norvegese a destra. Storie diverse, caratteristiche nemmeno simili, ma entrambi con D’Aversa hanno trovato continuità e rendimento.

pisa racconta

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Il percorso dell’ultimo mese e mezzo di queste due frecce è stato in crescendo. Nella domenica di Pasqua, in Toscana, hanno conosciuto uno dei picchi dell’ultimo periodo. La trasferta di Pisa, infatti, racconta come Pedersen sia riuscito a essere incisivo sul gioco offensivo dei granata. La riflessione non nasce solo per via dell’assist da tre punti fornito a Che Adams, ma anche per il sostanzioso contributo offerto all’economia generale del Toro: le statistiche dicono che a Pisa ha creato cinque cross, ventidue passaggi positivi e ha prodotto un’occasione. La primavera ha ricaricato di energie il motore di questo norvegese che, a dirla tutta, aveva iniziato la stagione bene subendo, strada facendo, il calo generale della squadra. Pisa racconta anche di numeri positivi per Obrador. È una freccia differente, molto più "presente" nella fase difensiva rispetto a Pedersen, meno esplosivo nella corsa. In Toscana è stato bello solido sul piano difensivo, ingaggiando tredici duelli, ma allo stesso tempo ha rappresentato una preziosa fonte di gioco per il Toro con i suoi ventiquattro passaggi positivi. È un numero di rilievo che appartiene al lavoro di un centrocampista: infatti, nella statistica, centrocampisti di professione come Gineitis e Prati sono arrivati, rispettivamente, a venticinque e a ventidue passaggi positivi. Ma il meglio, dicevamo, deve ancora arrivare. La formula D’Aversa con Pedersen e Obrador sulle fasce funziona, e dalla sfida di sabato contro il Verona il tecnico si aspetta che alzino (entrambi) ulteriormente l’asticella. Il Toro sfreccia e loro vogliono vivere un grande finale di campionato: d’ora in poi si aprirà la partita per il futuro.

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