Paratici: "Niente tensioni con Marotta, mi ha insegnato anche a vestirmi. CR7 alla Juve? Il problema era..."

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Il ds della Fiorentina si racconta al Corriere della Sera: "Al Viola Park sembra di stare al Real Madrid, ma quest'anno bisogna soffrire. Fagioli è un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia"

9 aprile 2026 (modifica alle 10:04) - MILANO

Paratici è rimasto lo stesso di sempre: diretto, schietto, senza filtri. Anche adesso che la missione è salvare la Fiorentina. “Al Viola Park sembra di stare al Real Madrid, il centro sportivo è meraviglioso”. Fabio Paratici, oggi ds della Fiorentina, si racconta in un’intervista al Corriere della Sera. Si passa dalla salvezza della viola ai ricordi: la Juventus, Cristiano Ronaldo, Marotta e il caso plusvalenze. 

FIORENTINA

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Intanto, il presente. “Ho detto ai giocatori che in campionato, per come si sono messe le cose quest’anno, è necessario soffrire”. Poi un po’ di mercato e di… futuro. “Speriamo di trattenere Kean. ha una clausola d’uscita importante ma in Europa ne conoscono il valore. E aggiungo il nome di Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia”. Infine, l’Under 23. “In un centro sportivo così è d’obbligo pensarci. Le potenzialità sono immense, sono qui per sfruttare le conoscenze che ho acquisito. E sì, secondo me in serie A possono fare la differenza”.

JUVENTUS

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Quindi, la Juventus. “Eravamo vent’anni avanti tutti gli altri. Un presidente visionario, un direttore sapiente, il talento che mi riconosco nel vedere i calciatori, gli allenatori più preparati, i giocatori più seri. E ci furono anche le difficoltà delle milanesi nel gestire il declino delle grandi famiglie proprietarie. Siamo poi stati coinvolti nel caso plusvalenze. Una volta chiuso il processo penale ho ricominciato a vivere. Ronaldo? Il problema fu che segnando un gol a partita rese troppo facile la vita ai compagni, che peraltro avevano già vinto tanto. Per questo cambiammo allenatore, per provare una 'shakerata'". E su Marotta, di cui è stato fido collaboratore per tanti anni tra Sampdoria e Juve. “Mi ha insegnato anche a vestirmi: avevo appena smesso di giocare, ero capo osservatore alla Samp continuavo ad andare in giro come un calciatore, felpa, sneakers e via così. Finché Beppe mi disse che in ufficio si va in giacca e cravatta, e a trattare i giocatori pure. Non ho nessun problema con lui. Escludo ci sia il suo zampino dietro il mio mancato passaggio al Milan. Però, con i rossoneri era tutto fatto, mancava solo la firma. Poi mi dissero che non se ne faceva più niente...”

La Gazzetta dello Sport

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