Lagarde non si sbilancia sui tassi, 'decisione a giugno'

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La stretta monetaria della Bce resta in sospeso: dopo aver alimentato a fine aprile aspettative di un rialzo imminente dei tassi affermando "mi è chiaro in che direzione stiamo andando", Christine Lagarde un mese dopo non si sbilancia: la decisione "la saprete l'11 giugno" al prossimo consiglio direttivo della Bce, e a richiesta di un qualsiasi cenno la risposta è "no, perché la situazione attuale è di massima incertezza". Di certo "manterremo l'inflazione al 2% nel medio termine".

E' una Lagarde prudente quella che appare sugli schermi del canale Nove, intervistata a 'Che tempo che fa' mentre il mondo s'interroga sull'esito del negoziato che potrebbe mettere fine al conflitto in Iran. Quasi una frenata, rispetto all'impostazione di un mese fa, di fronte agli sviluppi - fra i post di Donald Trump sul suo social Truth e le repliche di Teheran - che aprono spiragli a uno stop delle ostilità. Anche se un ritorno alla normalità richiederebbe tempo dopo tre mesi di flussi interrotti nello stretto di Hormuz, la Bce potrebbe lasciare il costo del denaro fermo al 2%: la prospettiva di una pacificazione frenerebbe le aspettative d'inflazione, una delle variabili chiave nelle valutazioni della Bce, e potrebbe orientare la Bce a non toccare nulla per non intaccare la crescita.

Consapevole che ogni parola contro Trump rischierebbe di gettare benzina sul fuoco delle relazioni Usa-Ue, Lagarde risponde con un secco "no" alla domanda del conduttore Fabio Fazio su cosa pensò quando, un anno fa, il presidente Usa annunciò in diretta tv la lista dei dazi con una tabella che conteneva le aliquote che, da lì in poi, Washington avrebbe applicato a ciascun Paese del mondo.

Parole più esplicite, invece, quando a Che tempo che fa le domande vertono sul tormentone italiano relativo allo 'scostamento' chiesto a Bruxelles per finanziare misure di compensazione dallo shock energetico. "Dobbiamo attenerci alle regole di deficit, debito, bilancio, e operare all'interno di queste regole", dice Lagarde, a domanda su eventuali derogare al Patto di stabilità come accade per la difesa. La Bce da mesi non fa mistero di non volere misure contro la crisi energetica che non siano "su misura, temporanee, mirate". Qualsiasi altro sostegno finirebbe - ragionano a Bruxelles - per sostenere la domanda di energia quando l'offerta è strozzata, col risultato di far salire il prezzo: cioè l'inflazione.

Piuttosto, da Lagarde arriva l'invito a riforme per sbloccare la crescita, e parole che ridimensionano il tema politico di una crescita prevista per l'Italia al livello più basso fra tutti i paesi dell'area euro. "Nel 2026 la crescita di tutta l'Europa sarà sotto l'1%" - risponde Lagarde - ma non si parli di austerity: "Se guardiamo alla posizione fiscale dei Paesi europei, non siamo in una condizione di austerità assolutamente" e la risposta del Next Generation Eu (poi tradotto nel Pnrr) alla crisi economica causata dalla pandemia, ha rappresentato "un'azione europea" in cui "abbiamo deciso che l'Italia, che era stata colpita più di qualsiasi altro Paese, ricevesse più fondi". 
   

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