Nella vittoria di Antonelli, il pilota ha giocato un ruolo determinante rispetto alla monoposto. La Rossa ha fatto emergere il deficit di potenza della power unit, che è invece il punto forte della Red Bull. Ma i miglioramenti maggiori sono quelli della McLaren
Paolo Filisetti
6 maggio - 11:55 - MILANO
Il GP di Miami era molto atteso come un vero e proprio nuovo inizio della stagione 2026 anche a causa degli ampi sviluppi portati da tre su quattro top team. Il riferimento ovvio, va a Ferrari, McLaren e Red Bull, che in Florida hanno introdotto ampie e profonde modifiche alle loro rispettive vetture. Il weekend nel formato sprint, poteva apparire come uno dei meno adatti per valutare la validità degli interventi ma, in realtà, al di la del puro risultato sportivo, la domenica sera si è delineata, tenendo in considerazione l’intero fine settimana, una nuova gerarchia tecnica.
f1, come sta la mercedes dopo miami
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Mercedes non ha portato modifiche, unico tra i top team e nonostante la vittoria di Antonelli è parso chiaro sia stato un successo in cui nel pacchetto vettura-pilota, ha avuto maggiore rilevanza il secondo, su una W17 meno a proprio agio sul circuito che si snoda intorno allo stadio dei Miami Dolphins. La PU Mercedes, è sembrata il punto di forza più rilevante, a livello tecnico, se confrontato con telaio ed aerodinamica, meno performanti rispetto ai rivali. Solo a Miami, nonostante la vittoria è stata globalmente la meno convincente delle quattro. Nessun sostanziale picco prestazionale, ad eccezione di una residua leadership in qualifica ma molto meno marcata rispetto alle prime tre gare. Seconda ma distaccata dalla McLaren, a livello di performance complessiva.
le novità ferrari dopo il gp di miami
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La Ferrari, per contro è stato il team che ha maggiormente evoluto la SF-26, in undici aree diverse. La reattività è parsa molto buona, l'efficienza aerodinamica nel lungo rettilineo, sicuramente incrementata dall'ala macarena che secondo quanto emerso ha superato l'esame nella sua versione definitiva portata a Miami. Ma la bontà generale della vettura, agile anche nei cambi di direzione ha fatto emergere il deficit di potenza della PU. Non tanto a livello di gestione energetica, in quanto i correttivi regolamentari l'hanno resa quantomeno su questo tracciato, meno critica. Bensì a livello di potenza, specificamente della parte endotermica. In sostanza, appare sempre più una necessità poter accedere agli ADUO, per recuperare un gap che non sarebbe possibile ridurre in modo tangibile affidandosi solo ad altri sviluppi aerodinamici. La SF-26 è una vettura molto valida, ma penalizzata da una accelerazione in uscita dalle curve lente decisamente insufficiente, al pari della potenza in rettilineo, nelle fasi in cui la potenza elettrica non può supplire o supportare quella del propulsore endotermico. Tutto ciò la relega ad un terzo posto a pari merito con la Red Bull.
mclaren, che scatto a miami
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La MCL40 è stata invece, la monoposto che ha messo davvero in mostra il proprio potenziale per la prima volta questa stagione. Intendiamo dire che le modifiche aerodinamiche dall'ala anteriore alle fiancate, al fondo e all'ala posteriore, hanno sortito l'effetto di una vettura decisamente reattiva e precisa. In pratica Piastri e Norris potevano gestirla in ogni settore del tracciato con estrema efficacia e facilità. L'impressione visiva è stata quella di una monoposto che mordeva l’asfalto di Miami, dando una sensazione di perfetto controllo da parte dei due piloti. La PU Mercedes poi, non è più quell'oggetto misterioso che aveva impedito a entrambe le MCL40 di prendere il via in Cina. È un punto di forza a Woking quanto a Brackley, ma alla pari con la dinamica del veicolo e veste aerodinamica. Prestazionalmente la MCL40 a Miami merita il primo posto.
la red bull ha messo le ali
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La RB22, come detto ha meritato un terzo posto, a livello prestazionale in Florida. Nell'equazione della performance, ha contato la certezza di una power unit, certamente valida, allo stesso livello di quella Mercedes. Ma soprattutto, le modifiche non solo aerodinamiche che hanno investito la RB22 dall'ala anteriore a quella posteriore nell'interpretazione made in Milton Keynes della macarena, passando per fiancate e fondo modificati. Ma anche a livello meccanico con un piantone dello sterzo completamente ridisegnato che ha dato nuovamente fiducia a Verstappen e forse, anche troppa ad Hadjar che ha commesso un peccato di "over drive" inducendolo all'errore che lo ha eliminato dalla gara. La RB22, non è ancora perfetta in ogni condizione, con qualche problema residuo di bilanciamento, ma decisamente l'evoluzione è stata positiva, da aver ridotto della metà il distacco dai migliori.

