Il Papa incontra Bad Bunny, la star portoricana anti-Trump

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Per giorni l'incontro è aleggiato nell'aria. Ne aveva parlato con estrema serenità lo stesso Pontefice con i giornalisti nel volo che da Roma lo ha portato sabato mattina a Madrid dove la star portoricana già si trovava da giorni per dieci date sold out. "Magari oggi tra noi due i giovani scelgono lui ma poi la domanda di senso arriva", aveva detto placido. E così è arrivato infine ieri sera anche se solo oggi è trapelato, il faccia a faccia tra Bad Bunny, il primo cantante della storia a vincere i Grammy Awards in lingua spagnola quando aveva lanciato un duro attacco contro le retate dell'lce, e il primo Pontefice di origine americana. Ai Grammy Awards, Bad Bunny aveva gridato "ICE fuori" aggiungendo che gli immigrati non sono "selvaggi, animali o alieni", come spesso li definisce il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Tra Leone e la star originaria del Portorico si è trattato di un incontro privato, al riparo da telefonini indiscreti, in una saletta vip dello stadio Santiago Bernabeu, dove Leone ha ricevuto un grande tributo di folla, 80 mila persone in giornate tutte scandite da platee piene e standing ovation. Dell'incontro non sono state diffuse foto ufficiali. Il Vaticano lo ha confermato dopo alcune indiscrezioni di stampa precisando che il Papa ha ricevuto anche i familiari e alcuni collaboratori della star della Casita. Top secret, per ora, il contenuto della conversazione.  Prevost ha parlato quindi in catalano sbarcando a Barcellona, seconda tappa del viaggio che sta conoscendo numeri importanti quanto a partecipazione dei fedeli. Poche parole, perfettamente pronunciate e calibrate sull'invito a superare le divisioni e le polarizzazioni, cuore tematico del viaggio dalla Cattedrale della città situata nel barrio gotico.

A Barcellona, tra nuovi bagni di folla dalla Papamobile, incontri istituzionali come quello con il presidente della Catalogna Illa che tanto aveva insistito perché Prevost parlasse in catalano, la benedizione di alcune ambulanze dirette in Ucraina e un breve saluto con il pensiero rivolto al Medio Oriente con i vescovi dell'area accompagnati dal cardinale di Marsiglia, Jean Marc Aveline, i riflettori sono già puntati su domani quando ci sarà l'attentissima inaugurazione della Torre di Gesù della Sagrada Familia. L'opera di Antoni Guadì, mito del nazionalismo catalano, viene benedetta da Leone nel centenario della morte del genio dell'architettura, fervente cattolico per il quale è in corso una causa di beatificazione arrivata al riconoscimento delle virtù eroiche.

Il pontefice benedicendo la Torre con l'accensione della grande croce luminosa che domina il cielo delle capitale catalana, metterà idealmente una punto nella storia iniziata oltre un secolo fa da Gaudì segnando una tappa decisiva nel completamento dell'opera che ha plasmato l'identità di Barcellona. La Torre di Gesù, alta 172,5 metri, è finalmente completata dopo l'installazione dei quattro bracci orizzontali della grande croce posta in cima alla guglia più alta, coronata dall'Agnus Dei, progettato da Andrea Mastrovito. Rivestita di ceramica bianca smaltata e vetro, la croce rifletterà la luce del sole durante il giorno e brillerà di notte, come previsto dagli 'Albums del Temple', i documenti che raccolgono la visione originaria di Gaudì.
   

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