Floro Flores: "Benevento, il mio riscatto. Mi porto Zeman dentro e a mio figlio dico..."

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L'ex Udinese racconta la promozione in Serie B e la sua metamorfosi in panchina: "Ho capito di voler essere una guida per i ragazzi, per evitare che commettano i miei stessi errori"

Nancy Gonzalez Ruiz

9 aprile - 09:42 - MILANO

"Conosci te stesso", ammoniva l’oracolo di Delfi. E poi: diventa ciò che sei. È lì, per i greci, che si incontra la felicità: quando inclinazione e destino finiscono per coincidere. Antonio Floro Flores, a 42 anni, sembra aver trovato quel punto. E in fondo, uno che i fiori li ha nel cognome, non poteva non sbocciare. Non in campo, ma in panchina. Da calciatore, tra Napoli, Udinese e Genoa, gli è rimasta addosso una sensazione di incompiutezza. Oggi, invece, quel vuoto ha trovato una forma e si prepara alla Serie B. 

Se l’idea era riprendersi da allenatore quello che le era mancato da giocatore, questa promozione ha il sapore della rivincita. 

"È un’emozione che non avevo mai vissuto, momenti così accadono di rado. Da calciatore non ero così maturo, sono stato il primo a non comprendere le mie potenzialità. Per questo sento di dovermi riscattare".

 A Benevento, in meno di un anno, è passato dall’U17 alla Serie B. Dove comincia questa corsa? 

"Da un incontro con Pasquale Foggia. Venivo da due stagioni difficili e mi chiedevo se il calcio fosse ancora il mio mondo, poi ho capito di voler lavorare con i ragazzi. Ma se mi avessero detto che in così poco tempo sarei arrivato qui non ci avrei creduto". 

A crederci, però, è stato il presidente Oreste Vigorito. 

"A lui devo tantissimo. Quando è arrivata la chiamata per la prima squadra è stata una sensazione incredibile, ma anche piena di paura. Sapevo quanto volesse la promozione e ho lavorato ogni giorno per non deluderlo. Dopo la vittoria gli ho detto, scherzando ma non troppo, che dovrei togliere la statua di Padre Pio dal mio giardino e mettere la sua".

Prisco, Carfora, Pierozzi, Talia, Saio... Dentro questo traguardo c’è anche la firma dei giovani.

"È la soddisfazione più grande. I giovani hanno bisogno di fiducia: se li fai giocare, devi accettare che possano sbagliare. In Italia spesso succede il contrario, al primo errore li togli. Credo che vadano accompagnati, protetti, ascoltati".

I giovani hanno bisogno di fiducia: se li fai giocare, devi accettare che possano sbagliare. In Italia spesso succede il contrario, al primo errore li togli.

Quando avete capito che la Serie B non era più solo un sogno? 

"Contro l’Atalanta U23. Perdevamo 3-1, ma negli occhi dei ragazzi ho visto una squadra viva e in grado di riprenderla. Prima della partita decisiva contro la Salernitana, invece, ho chiesto al mio collaboratore di raccontare una barzelletta senza fare nessun discorso motivazionale".

Lei ha incrociato Zeman, Sarri, Conte. Quanto c’è di loro oggi nel Floro Flores allenatore? 

"Zeman è quello che mi porto più dentro. Ma da calciatore non ho mai pensato di allenare. Oggi invece studio molto. Apprezzo Fabregas per il coraggio, Spalletti per la capacità di evolversi". 

Un altro tecnico partito dal vivaio e arrivato in Serie B è Biancolino un anno fa con l’Avellino. 

"Ci siamo incontrati casualmente l’estate scorsa, mi raccontava le sensazioni provate, senza sapere che pochi mesi dopo mi sarei trovato nella sua stessa situazione. È un amico, dopo la vittoria mi ha scritto".

Tra i tanti complimenti ricevuti, quali l’hanno colpita di più? 

"Quelli di De Rossi. E poi Stroppa, Di Francesco, Cannavaro, Ciro Ferrara, Nino D’Angelo. Momenti che vivi per condividerli, anche in famiglia".

A proposito di famiglia, suo figlio è nelle giovanili della Fiorentina: cosa gli dice? 

"Di non fare i miei errori. Di lottare sempre, anche quando gioca meno. E di non aver paura di sbagliare. Gli allenatori passano, quello che sei resta". 

Chiuda gli occhi: dove vede il suo Benevento ad aprile 2027? 

"Sono ambizioso, direi nella zona alta della classifica. Ma prima ancora voglio valorizzare i giovani, far divertire la squadra e regalare emozioni ai tifosi".

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